L’albergo – rifugio Pirovano è un chiaro esempio di come l’architettura italiana del secondo Novecento abbia saputo coniugare i temi della modernità con quelli propri dell’architettura tradizionale. In questo caso il linguaggio di Albini, attraverso l’uso di materiali locali, reinterpreta le tecniche costruttive tipiche della Valle d’Aosta. L’edificio, situato su un ripido pendio, si compone di due parti: la parte inferiore di tre piani, addossata alla montagna e parzialmente interrata, e la parte superiore, completamente fuori terra, che consta di due livelli, di cui uno sottotetto. 
Le pareti della parte basamentale sono in muratura di pietrame; in calcestruzzo, le strutture di contenimento. La parte alta invece impiega la tecnica costruttiva del blockbau, molto diffusa nei rascard delle valli aostane, che prevede l’incastro angolare di tavoloni in larice opportunamente intagliati. L’impianto si struttura sulla ripetizione di una cellula base composta da una coppia di camere da letto, separate al centro da scale e servizi. La distinzione strutturale tra le due parti viene ribadita da quella funzionale: la parte basamentale ospita, oltre ai negozi al piano terra, l’ingresso, la cucina e le camere del personale al primo piano; il ristorante e il soggiorno comune sono situati al secondo piano. Quest’ultimo è illuminato da una finestra a nastro che corre lungo l’intero perimetro dell’edificio. La parte superiore ospita infine le camere da letto, ubicate sia al terzo piano che nel sottotetto. 
Fonte: https://www.atlantearchitetture.beniculturali.it/albergo-rifugio-pirovano/
 
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