Chiara Del Core 24 apr 2019 approfondimento 0 commenti


Il patio: continuum tra ambiente interno ed esterno

Dalla domus romana alla casa con patio contemporanea

La tipologia della casa con patio trova origine nell’epoca romana con la Domus Pompeiana. Si tratta della matrice che ha generato innumerevoli varianti di casa con patio nel corso degli anni. È in questo periodo infatti, che si suole costruire le abitazioni dei personaggi più abbienti, secondo un modello prestabilito, in grado di assicurare un maggior livello di privacy all’interno del contesto urbanizzato. Tale modello abitativo era caratterizzato da un volume di due piani fuori terra, poche aperture in facciata, pianta rettangolare e due ingressi di cui uno principale ed uno secondario. Gli ambienti erano distribuiti attorno ad uno spazio centrale denominato atrium che costituiva la zona d’accesso pubblico alla casa ed ospitava al centro una vasca, l’impluvium, ove convergeva l’acqua piovana in entrata dal compluvium, una specifica apertura del tetto.
Di fianco sorgeva il tablinum, un salone in cui il padrone di casa accoglieva chi andava a fargli visita. A seguire, si trovava il perisitlium, porticato con annesso giardino interno, su cui si affacciavano lo studio, il salone per le occasioni importanti, le camere da letto, la sala da pranzo e lo spazio riservato alla preghiera.

Peristilio-domus-Pompei
Peristilio di una domus romana a Pompei   

Con il trascorrere del tempo ed il mutare della struttura socio-economica, la domus romana subirà alcune modifiche progressive che determineranno l’affermarsi di conformazioni diversificate a seconda del tempo e del luogo specifici. Nonostante ciò, alcuni caratteri ricorrenti permetteranno di riconoscere nelle versioni seguenti, lo schema originario. La prima novità è caratterizzata dall’incremento volumetrico all’interno dello spazio centrale, determinato dalla necessità di ricavare nuovi ambienti abitabili mantenendo invariati gli ingressi. In un secondo momento, si assisterà ad un progressivo sviluppo in altezza dell’edificio per le medesime ragioni. Il terzo fattore innovativo riguarda l’inserimento di locali commerciali lungo il lato di passaggio: questo elemento andrà a modificare inevitabilmente il fronte delle domus. Gli avvenimenti storici del periodo tardoantico, sono determinanti per lo sviluppo e il cambiamento degli schemi abitativi diffusi rispettivamente nell’area medio orientale ed in quella occidentale. Tuttavia, seppur il luogo e le necessità cambino considerevolmente, il modello della domus romana permane nell’articolazione delle residenze.

Nella cultura araba ad esempio, l’abitazione tipo è dotata di uno o più patii dalle dimensioni generose dove si svolgono le attività più importanti. Tutti gli ambienti si affacciano su questo spazio che al centro ospita una vasca d’acqua e costituisce il cuore pulsante della casa. Ancora oggi è possibile ammirare i favolosi riad così strutturati. Inoltre, nell’area mediterranea in questo periodo, talvolta si assiste ad una progressiva frammentazione delle ali del portico che ha da sempre caratterizzato il peristilio delle abitazioni originarie.
Si tratta di un cambiamento strutturale dettato da specifiche esigenze che causano anche una variazione della destinazione d’uso degli spazi ed un concetto che si discosta dall’idea di abitazione monofamiliare.

casa horno de oro granada
Cortile interno della Casa Nazari de la Calle del Horno de Oro n.14, Granada XV Sec.

Nel corso del Medioevo la situazione cambia radicalmente: le domus dei più abbienti lasciano posto al castello del Signore della città. La nuova residenza tuttavia, conserva un cortile interno che adempie ad innumerevoli funzioni, diventando persino rifugio per le popolazioni in caso di attacchi bellici. La concezione di abitazione per le classi più agiate, diventa di fondamentale importanza per l’affermazione sociale della famiglia. Da questo momento gli edifici residenziali assumono grande valore e durante il Rinascimento concorrono con l’imponenza dei palazzi pubblici preesistenti. L’originaria funzione di abitazione come luogo di raccolta e nucleo della vita familiare muta lasciando spazio al significato simbolico legato alla potenza di un unico individuo. Nonostante ciò, la conformazione spaziale subisce poche modifiche, mantenendo per lo più la classica planimetria rettangolare dotata di corte aperta interna e centrale. Quest’ultima ospitava fontane e veri e propri giardini progettati con cura e minuzia, al fine di costituire motivo di vanto per il Signore che ne era possidente.

Nei decenni successivi, si riscontra un calo dell’impiego di tale soluzione e la corte interna viene ripresa intorno agli anni 20 del ‘900 con una nuova accezione. Si diffondono complessi di celle abitative organizzate in veri e propri isolati residenziali che assumono la conformazione a C e ad L. In questo periodo l’obiettivo è quello di fondere i modelli tradizionali e l’innovazione con una particolare sensibilità all’aspetto sociale, incrementato dalla condivisione di spazi semi pubblici, le corti per l’appunto.
Oggi spesso, l’antico impianto che presentava la corte delimitata dagli ambienti interni ha lasciato posto a cellule abitative aperte su più lati rispetto al contesto e delimitate da cancelli o muretti privati.
È evidente come, con il trascorrere dei secoli, la società mutevole e le sue specifiche esigenze determinino i cambiamenti dello schema abitativo. L’architettura è per questo, specchio fedele della realtà socio-economica di un tempo preciso, dove tuttavia è possibile riscontrare caratteristiche costanti che ne assicurano una certa continuità. Ieri come oggi ad esempio, il patio interno rappresenta un elemento molto ambito, in grado di garantire comfort e benessere psico-fisico all’individuo.   



Studi e realizzazioni della casa con patio moderna

Nel corso della storia, la tipologia della casa con patio è stata al centro di studi e dibattiti sostenuti da architetti ed ingegneri. I primi esperimenti risalgono all’inizio del ‘900 quando alcuni esponenti del Movimento Arts and Craft diedero vita ad alcune soluzioni abitative dotate di corte interna. Il primo esempio di aggregazione di singole cellule invece, è stato proposto nel 1904 da Tony Garnier con la sua “Citè Industrielle” ma si limita ad ipotesi rimaste cartacee. In realtà, lo schema diffusosi oggi è stato messo a punto negli anni ’20 e ’30, durante il periodo razionalista in Germania, dall’architetto Hugo Häring. La soluzione reinterpretava lo schema della casa a schiera, tenendo presenti le caratteristiche del luogo e le necessità sociali del momento. Negli anni successivi, si fa sempre più strada il concetto di utilizzare la corte aperta come prolungamento diretto dello spazio interno. Il modello riscuote un discreto consenso grazie al basso costo di realizzazione, l’alta densità e la vivibilità ottimale.
In territorio italiano, si distinsero gli architetti Marescotti e Pagano che intorno al 1940, proposero alcune sperimentazioni della tipologia distributiva ad L, con soluzioni che prevedevano il raggruppamento di più case a corte. Si trattava di residenze monofamiliari tutte uguali ed affiancate a coppia con le corti comunicanti ma divise da un diaframma, nelle quali veniva ripresa l’idea di sfruttare il più possibile gli spazi aperti. Tali studi costituiscono solo la premessa della successiva attività di ricostruzione post-bellica che diede un ruolo centrale alla casa con corte ad alta densità abitativa. Nel 1952 Adalberto Libera con il programma INA-CASA, dotò il quartiere Tuscolano a Roma, di un complesso abitativo generato dalla tipologia a corte. (vedi il progetto qui).
Gli appartamenti, studiati secondo quattro tagli differenti, erano in grado di ospitare fino a otto persone. Le zone limitrofe, i passaggi ed i collegamenti costituivano aree di sosta e d’incontro, al fine di favorire la socializzazione tra gli abitanti del quartiere. Nonostante l’interessante risultato, negli anni successivi in Italia, all’abitazione con patio veniva preferita la tipologia plurifamiliare isolata o contigua ad altre simili, a basso costo e sviluppata in altezza.

Patio interno – Adalberto Libera, quartiere Tuscolano
Patio interno – Adalberto Libera, quartiere Tuscolano, 1952 (Autore della foto: sconosciuto)


A partire da questo momento, la casa a patio viene sviluppata come tipologia unifamiliare di prestigio e viene interpretata come una via di fuga dal caos del tessuto urbano. Ne è un celebre esempio, la Row House di Tadao Ando, realizzata ad Osaka nel 1976: rifacendosi alla tradizione giapponese, la casa si presenta come una scatola ermetica che tuttavia nasconde al suo interno, un piccolo patio aperto. L’originalità della soluzione consiste nell’importanza fondamentale della corte che occorre percorrere qualora si voglia passare da un ambiente all’altro. Si tratta di un “passaggio obbligato”, grazie al quale è possibile ristabilire un rapporto con la natura e con lo spazio aperto che costituisce anche il punto focale della residenza. Sempre opera di Ando è la Kidosaki House, villa privata costruita tra il 1985 e il 1986, dove lo spazio assume una complessa articolazione e si snoda attorno alla corte interna sviluppata su più livelli. Materiali grezzi, tinte neutre ed eleganza si fondono in un connubio di pace e silenzio, distante dalla frenesia cittadina.

Kidosaki-house-1     Kidosaki-house-2
Patio come continuum interno-esterno –  Tadao Ando, Kidosaki House, 1985-1986

Ed è sempre il Giappone che si fa testimone della buona riuscita di progetti di case a corte: in questo caso le Nexus World Housing a Fukuoka. Nel 1991 Rem Koolhaas&partners progettano alcune case individuali in occasione del piano di rinnovamento urbano. Ne risultano due blocchi di 12 alloggi ciascuno, dotati di ampi patii su cui si sviluppano gli ambienti distribuiti su tre piani. Qui, la corte è l’unica risorsa di aria e luce per le abitazioni.

OMA/Rem Koolhaas housing, Nexus World, Fukuoka,
Rem Koolhaas OMA, Nexus World Housing, 1991


Tipologie di patio e caratteristiche

Come accennato precedentemente, il patio spesso viene associato alle residenze private dove riveste il ruolo di cortile o giardino sul quale si affacciano gli ambienti interni.
Si tratta di una considerazione erronea in quanto in passato, tale spazio interno all’edificio ha trovato impiego in altre tipologie architettoniche. Basti pensare ai conventi medievali e ai loro chiostri circondati da quattro ali colonnate, lungo le quali si distribuivano le stanze monastiche. Anche gli ospedali degli ordini cavallereschi sono un illustre esempio di complessi dotati di cortili centrali. In questo caso lo spazio era sfruttato come vera e propria farmacia dotata di laboratorio, magazzino e piccolo orto botanico per la coltivazione delle erbe officinali.
Il concetto di patio oggi è il frutto dei cambiamenti del tempo ma conserva alcune connotazioni originarie.
È possibile distinguere tra patio esterno ed interno. Il primo è completamente scoperto e talvolta presenta coperture flessibili e facilmente removibili, il secondo invece costituisce una sorta di “giardino privato” inserito all’interno della casa e completamente coperto. Quest’ultima tipologia, di solito si colloca nel nucleo centrale dell’abitazione e costituisce un elemento di carattere prevalentemente estetico, dove vengono inserite specie vegetali ornamentali ed elementi decorativi. Si tratta di una soluzione più spesso riscontrabile in ville e residenze di un certo valore, dove riveste la duplice funzione di garante di luminosità ed elemento esteticamente pregevole. In Asia, il giardino coperto appartiene alla tradizione e sin dai tempi più antichi viene considerato fattore integrante dell’abitazione, spazio zen in cui estraniarsi dal frastuono delle caotiche città.

        
Vista del patio interno - Hopper House, AHL Architects, Hanoi (Vietnam)    
FOTO: https://www.elledecor.com/it/case/a21610923/casa-moderna-vietnam-cubo-di-vetro-hopper-house/


    
Viste del patio interno decorativo – Nishinoyama House, Sanaa Kazuyo Sejima & Associates, Kyoto (Giappone)
Images courtesy of Kazuyo Sejima & Associates


     

Moriyama House  Vista degli spazi interni adibiti a patio  (vedi disegni qui)


Per quanto riguarda il patio collocato nello spazio esterno adiacente alla residenza, esso è più diffuso e richiede maggiore attenzione nelle scelte progettuali e nella gestione futura. Trattandosi di un’area all’aperto, esposta alle intemperie, occorrerà optare per specie vegetali ed arbustive adatte al clima locale e per materiali idrorepellenti e resistenti agli agenti atmosferici. Inoltre, qualora si voglia inserire una copertura anche solo parziale nello spazio, è fondamentale munirsi della documentazione e dei permessi necessari prima di procedere alla costruzione di qualsiasi elemento fisso. Mentre il patio interno costituisce un blocco intimo ed immerso negli ambienti di casa, quello sfruttato come corte all’aperto, rappresenta un vero e proprio continuum tra residenza e spazio esterno. Il giardino diventa estensione degli spazi abitativi e costituisce un valore aggiunto nel contesto urbano dove il rapporto natura-edificato è ormai andato perduto. Per questo motivo, il patio viene sfruttato come area funzionale, di ritrovo e relax. È possibile fare una seconda distinzione in relazione all’apertura del patio rispetto al contesto. Parliamo di patio chiuso qualora lo spazio aperto di pertinenza alla residenza non preveda alcun contatto diretto con il tessuto urbano circostante. Se invece, il patio si relaziona allo spazio pubblico attraverso una recinzione apribile o si connette fluidamente con esso grazie all’assenza di diaframmi, avremo a che fare con patii semi aperti e aperti. La scelta tipologica è sempre frutto di necessità specifiche, dettate da contesti socio-economici differenti.

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