Angelica Lefosse 20 mar 2021 approfondimento 0 commenti
Ultimamente si sente parlare spesso di Decluttering e Downshifting, due parole che tradotte letteralmente significano rispettivamente “eliminare ciò che ingombra“ e “scalare marcia". Si tratta di stili di vita ben distinti tra loro che hanno in comune la scelta di vivere con l’essenziale, ovvero con solo ciò di cui si ha realmente bisogno.
 

Il Decluttering

Si presume abbia avuto origine nei paesi Anglosassoni e, come già anticipato, significa “ eliminare ciò che ingombra”. Consiste nel liberare la propria casa dal disordine, generato dalle cose inutili accumulatesi con il passare del tempo, il quale causa angoscia, stress e malessere alla persona che vive in quell’ambiente.

Una domanda nasce spontanea. Se questo accumulo di cose porta malumore e infelicità, perché quella persona non se ne sbarazza?
Bisogna capire che non è semplice distaccarsi dalle proprie cose per tre motivi principali:
  
   
1. La pigrizia. Decidere di iniziare a pulire e riordinare comporta uno sforzo fisico e mentale, soprattutto per chi lavora ed ha poco tempo per riposare.

2. Il valore affettivo. Ogni oggetto tenuto in casa ha una propria storia. Può essere appartenuto ad una persona amata, è il ricordo di un viaggio oppure è il regalo donatoci da una persona cara. Ciò provoca difficoltà nel distacco.

3. Il pentimento. Questo è un motivo che spesso non è legato al ricordo che suscita un dato oggetto ma all’insicurezza che si ha nel distaccarsene, dovuto ad esempio all’aspetto economico oppure perché si crede che in futuro potrà servire.

Per praticare il decluttering bisogna superare queste tre situazioni seguendo questi semplici passaggi:
  
1. Non trovare scuse. Questo punto è essenziale. Intraprendere il riordino di un dato luogo senza la volontà di terminare tale lavoro può portare a peggiorare la situazione.

2. Trovare il tempo. Per iniziare a praticare il decluttering bastano anche 5 minuti al giorno. La cosa importante è DARSI UN TEMPO entro il quale il lavoro iniziato dovrà essere terminato.

3. Il terzo punto introduce l’aspetto pratico. La prima cosa da fare è creare una lista delle stanze da riordinare, mettendo in cima quella meno disordinata e terminando con quella più caotica.
 
4. Scattare una foto della stanza prima e dopo il riordino. Ciò servirà a dare una spinta morale e la voglia di proseguire.

5. Dotarsi di 4 scatoloni su cui scrivere COSE DA TENERE, COSE DA BUTTARE, COSE DA RIUTILIZZARE, COSE DA DONARE, dentro i quali si riporranno gli oggetti da tenere, perché realmente necessari, oppure saranno smistati a seconda delle condizioni in cui versano.


Fonte: Libro “Decluttering e Downshifting: Come organizzare la casa e la propria vita” autrice Angelica Lefosse

6. Nel caso in cui non si sappia dove collocare alcuni oggetti, si creerà una quinta scatola su cui sarà scritto INDECISI. Questa potrà essere alloggiata in un luogo di deposito per 12 mesi necessari a verificare se tali risultano ancora utili o meno. Trascorso il termine stabilito, se non utilizzati, ci si potrà disfare dei suddetti oggetti.

7. Differenziata. Si deve tener conto anche dell’ambiente, quindi tutto ciò che si deciderà di gettare andrà differenziato a seconda del materiale di cui è costituito.

8. In riferimento alla scatola “DA DONARE” si potrà decidere se:
  • Creare un mercatino dell’usato  
  • Vendere gli oggetti su Internet
  • Donarla ad un’associazione di beneficenza
  • Creare un party tra conoscenti in cui si potranno scambiare gli oggetti.

Consigli pratici per riordinare la cucina e l’armadio
  

La cucina

La cucina è uno degli ambienti che necessita maggiormente di un’ottima organizzazione per evitare inutili perdite di tempo nel cercare accessori o ingredienti che servono per la realizzazione di una pietanza.
Il consiglio è quello di suddividere la cucina in tre zone ben distinte:
 
  • Zona Conservazione: Di questa zona fanno parte il frigorifero per i cibi freschi e surgelati, il sopralzo, ovvero il pensile sopra il frigo, per conservare cibi in scatola o a lunga conservazione e il ripiano più in alto all’interno dei pensili per riporre accessori usati con minor frequenza.
  • Zona Lavaggio: La zona lavaggio è composta dalla lavastoviglie, dalla base lavello accessoriata di cesti o carrelli avente scompartimenti appositi per riporre i detersivi e le pattumiere, il pensile scolapiatti in cui riporre appunto piatti,bicchieri e scodelle usati quotidianamente.  
  • Zona cottura: Questa è la zona più complicata da organizzare. Fanno parte di essa la base per piano cottura dotata, generalmente, di tre cassettoni. Nel primo cassetto vengono riposte le posate e piccoli accessori, nel secondo si potranno riporre tovaglie e canovacci e nel terzo, il più profondo, pentole e padelle. Nello spazio sopra la cappa a scomparsa e nei pensili che affiancano il piano cottura vanno inseriti gli ingredienti che si utilizzano giornalmente quali contenitori delle spezie ella pasta. Infine, nella colonna forno si potranno sistemare tutti gli accessori ingombranti e quelli idonei per il forno.


  

L’ Armadio

L’armadio è il mobile che nel tempo si tende a mettere maggiormente in disordine, perché si acquistano nuovi indumenti senza disfarsi di quelli vecchi. Per poter riordinare l’armadio bisogna, innanzitutto, svuotarlo completamente, riponendo il suo contenuto su una superficie ampia come il letto matrimoniale e, dopo averlo pulito e disinfettato, si potranno eseguire le varie fasi del decluttering.
Dopo lo smistamento è consigliabile sistemare gli indumenti tenuti nel modo seguente:
Sfruttare la colonna centrale come spazio COMUNE e le colonne laterali per sé e il proprio partner. Appendere pantaloni e magliette con le grucce così da non sgualcirli, porre in alto gli abiti eleganti mentre in basso quelli per uso quotidiano. Sistemare tutti i capi per colore, dai chiari agli scuri e per lunghezza. Nella parte centrale riporre sul ripiano in alto gli indumenti intimi o asciugamani nuovi ancora inscatolati, appendere all’asta giacche e giubbini preferibilmente conservati nelle buste protettive mentre nella cassettiera tute e indumenti per casa.
Infine, sistemare, in contenitori idonei, i capi della stagione passata nello spazio vuoto sotto gli abiti appesi.
 
Fonte: Libro “Decluttering e Downshifting: Come organizzare la casa e la propria vita” autrice Angelica Lefosse
  
Praticare il Decluttering deve essere una scelta consapevole e ben ponderata in quanto una volta che si è presa la decisione di disfarsi delle proprie cose difficilmente si potranno riottenere. D’altro canto, avere una casa pulita e ben ordinata aiuta anche l’aspetto psico-fisico di una persona, migliorandone la vita e i rapporti sociali.


Il Downshifting

Se il Decluttering può sembrare un cambiamento di vita drastico, il downshifting lo è ancor di più. Si presume che anche esso sia nato in Inghilterra, probabilmente tra le persone benestanti, le quali, stanche di dedicare la loro vita al lavoro, iniziarono a ridurre le ore dedicate ad esso scegliendo uno stile di vita meno gratificante in termini economici ma più appagante come vita personale, potendo dedicarsi alla propria famiglia e ai propri hobby. Da qui il nome downshifting ovvero “scalare marcia” , rallentare il proprio modo di vivere scegliendone uno più semplice, abbandonando l’eccesso e vivendo solo con il necessario. A differenza del Decluttering, il Downshifting non prevede delle vere e proprie regole ma delle scelte di vita che inducono principalmente a ridurre le ore di lavoro per dedicarsi a se stessi e vivere in modo più sostenibile.
 
  1. Scalare marcia. Il primo principio da adottare per aderire al downshifting è quello di vivere più lentamente, riducendo i propri ritmi liberandosi dalla vita frenetica e ricavando più tempo per se stessi, per esempio scegliendo di camminare o di usare la bicicletta a discapito della macchina o dei mezzi pubblici.
  1. Ridurre le ore lavorative. Se ciò non fosse possibile con l’impiego attuale, sarà necessario sostituirlo con uno che possa permettere di lavorare di meno.
  1. La famiglia. Questo è uno dei motivi principali per cui si decide di aderire al downshifting. Passare più tempo con i propri cari ed essere presente nei loro momenti importanti dona grande gioia personale.
  1. Realizzare piccoli sogni. Avere più tempo a disposizione significa poter realizzare i propri sogni nel cassetto, come imparare a suonare uno strumento, frequentare un corso di cucina o di ballo o dedicarsi ad attività che rendono felici.
  1. Ecologia. Aderire al downshifting significa anche prendersi cura dell’ambiente, preferendo cibi a chilometro zero, mezzi ecologici e usare prodotti riciclabili.
  1. Godersi il presente. Durante la vita si pensa sempre ad accumulare cose o denaro per il futuro privandosene nel presente. Nel downshifting vige la regola contraria, ovvero godersi il presente pensando poco al futuro. Questo non significa sprecare tutti i propri averi, ma godersi di più il presente avvantaggiando la felicità propria e di chi amiamo.
  
Queste sono le 6 “regole” che riassumo la scelta di vita di un downshifter puro. Non tutti, però, hanno la possibilità di seguirle alla lettera in quanto può farlo solo chi sta bene economicamente e non ha una famiglia. Una persona comune può, comunque, avvicinarsi al downshifting, scegliendo di seguire uno stile di vita più semplice, riducendo al massimo le spese inutili, godendosi il presente e la propria famiglia.
     
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