Chiara Del Core 1 lug 2021 approfondimento 0 commenti

Luoghi di culto: progettazione tra passato e presente  

Il settore dell’architettura sacra si è rivelato da sempre complesso ma altrettanto affascinante. Infatti, la progettazione dei luoghi di culto presuppone una particolare sensibilità all’interpretazione di simboli ed immagini, una capacità di raccordare con maestria la sfera del sacro a quella del profano. Lo spazio sacro è da sempre luogo in cui il fedele prende contatto diretto con la divinità e nel corso degli anni è diventato anche punto d’incontro e di scambio della comunità appartenente ad uno specifico credo. In origine il tempio, visto come la dimora della divinità, sorgeva nella parte alta dell’insediamento e spesso il fedele non ne possedeva il libero e completo accesso. Successivamente, vennero eretti veri e propri edifici alla divinità, che avevano la peculiarità di essere maestosi e riconoscibili all’interno dell’ambiente costruito. Basti pensare al Partenone, opera eccellente di architettura classica diventata simbolo della Grecia antica e di tutti gli edifici religiosi. Con il trascorrere del tempo e con la diffusione dei monoteismi, l’evoluzione di tali manufatti ha visto gli stessi trasformarsi in luoghi destinati non solo alla preghiera e alle cerimonie religiose, ma anche alla vita comunitaria e alle attività pensate per i fedeli. È a partire da questo momento che i luoghi religiosi e il progetto dei loro ambienti determinano un’inaspettata apertura del fedele alla divinità.

Di seguito viene presentato un breve excursus sui caratteri salienti di tale interessante tematica.
 

L’architettura sacra e i culti monoteisti

Se ci si concentra sulla progettazione degli spazi di culto, occorre tenere in considerazione alcuni elementi di fondamentale importanza. Dal punto di vista funzionale è bene conoscere i rituali e le pratiche celebrative di ciascuna religione, mentre per quanto riguarda l’estetica, simbologie ed immagini sacre determineranno la consistenza e l’aspetto del manufatto.

Analizzando i caratteri che influenzano la progettazione di tali luoghi, affiora il fatto che le tre principali religioni monoteiste, sono accomunate da alcuni elementi che trovano particolari differenziazioni a seconda della specificità del credo religioso. Ad esempio, la distinzione tra gli spazi destinati ai fedeli di sesso diverso è progressivamente più accentuata nel culto islamico piuttosto che in quello cristiano. Infatti, mentre in quest’ultimo caso, solo fino a cinquant’anni fa, i banchi per le donne si trovavano a sinistra rispetto all’altare e quelli per gli uomini a destra, nel caso delle moschee ancora oggi vige una distinzione spaziale netta tra i due sessi. Un’altra differenza sostanziale è rappresentata dalla presenza o meno di uno spazio per l’abluzione del corpo. Si tratta di una pratica molto sentita nella tradizione musulmana, un po’ meno in quella ebraica e quasi assente nella cattolica se non per la presenza dell’acquasantiera che solitamente si trova all’ingresso delle chiese.


Il cortile interno della Moschea Jameh di Esfahan (Iran) dotato di fontana centrale per l’abluzione dei fedeli

Ma vediamo ora nello specifico quali sono gli elementi che caratterizzano i principali edifici di culto di oggi.


CHIESA CRISTIANA

L’attività progettuale delle chiese cristiane evolve e si sviluppa nel corso dei secoli, mantenendo saldi alcuni elementi e stravolgendone altri. Nel periodo medievale, le chiese contavano un impianto a croce latina dove la navata incontrava il transetto e culminava con la zona destinata al coro e all’abside. Con il trascorrere del tempo, in periodo rinascimentale, la chiesa diviene emblema di geometria e simmetria e simbolo della magnificenza pontificia. Tuttavia è con l’architettura barocca che gli edifici sacri raggiungono l’apice dello sfarzo e della ricchezza, riscontrabile negli ambienti interni molto decorati ed affrescati. Tale tendenza all’opulenza decorativa subisce un’inversione di marcia con l’affermarsi dell’architettura moderna che tende a semplificare le forme e ad eliminare tutto ciò che viene ritenuto superfluo. Inoltre, con il Concilio Vaticano II (1965) avviene un’importante variazione riguardo alla partecipazione dei fedeli al rito religioso: a differenza di un tempo, da questo momento i cristiani sono invitati a partecipare attivamente alla cerimonia.



Cambia in questo modo anche la fruizione degli spazi in quanto ad esempio, il presbiterio, ovvero l’area un tempo riservata a chi officiava la messa, ora diventa accessibile anche ai fedeli. Il prendere parte al rito e il radunarsi insieme aumentano la valenza comunitaria della chiesa che, da edificio puramente dedicato al culto, diventa luogo collettivo, simbolico e funzionale. Il percorso del fedele scandisce gli spazi interni che saranno orientati verso il fulcro delle celebrazioni a partire dall’atrio, attraverso la navata, verso l’altare, elemento centrale e simbolo dell’intera comunità religiosa. Quest’ultimo è emblema, dev’essere accessibile e visibile a tutti e a partire da esso verranno organizzati tutti gli altri spazi. Di fianco viene collocato l’ambone che costituisce il leggio e l’area per la celebrazione del rito. Solitamente sul lato opposto rispetto all’altare si trova il fonte battesimale dalle dimensioni variabili, indispensabile per lo svolgimento del relativo sacramento. Segue il tabernacolo per la conservazione dell’Eucarestia. Alle spalle dell’altare o nella sezione sovrastante l’ingresso, viene disposto l’organo a canne che deve assicurare il corretto comfort dal punto di vista acustico.

Per visionare il disegno 2D di un organo a canne clicca qui

Per quanto riguarda l’arredo, esso dev’essere adeguato al rito e privo di inutili decori. È consigliato l’uso di materiali naturali quali il legno, la cera e le specie floreali. Anche la scelta iconografica deve rispondere al culto e alla tradizione cristiana. Tutto deve risultare coerente ad un insieme sobrio e altamente simbolico.

Analizzando il rapporto con il contesto, l’edificio spesso si fa elemento riconoscibile e talvolta costituisce preziosa risorsa in grado di arricchire gli spazi urbani. Infatti, pur comunicando strettamente con l’ambiente circostante, l’area destinata allo spazio sacro dev’essere riconoscibile attraverso elementi che sono soliti ricorrere nelle chiese e sono finalizzati a condurre il fedele verso lo spazio ecclesiale. Tali componenti iconiche sono rappresentate dal sagrato, dall’atrio, dalla sacrestia e dal campanile. Il primo costituisce un’area esterna atta ad accogliere i fedeli e a funzionare come spazio filtro e di raccordo tra il contesto e l’ambiente sacro interno. L’atrio ospita l’ingresso dotato di acquasantiera e le sue dimensioni variano a seconda delle esigenze legate ai flussi di utenza previsti. Per quanto riguarda la sacrestia, essa rappresenta luogo importante per custodire i libri sacri e gli oggetti necessari per la celebrazione della messa. Per questo motivo, è bene studiare l’arredo adatto a tali funzioni. Infine, il campanile ospita le campane e svolge la funzione di elemento simbolo e riconoscibile all’interno dell’ambiente costruito.

 
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