Francesca Ferraro 3 dic 2020 approfondimento 0 commenti
In tempo di Covid-19 le nostre case hanno mostrato i limiti e i problemi legati alla necessità di ripensare i modelli abitativi.
Nelle grandi città, dove i costi a metro quadrato sono particolarmente alti, spesso vecchi alloggi di dimensioni importanti sono stati suddivisi in più unità immobiliari. Ma è proprio nelle città a maggiore densità abitativa che la pandemia ha sviluppato maggiore virulenza e lo smart working è diventato particolarmente diffuso. Le unità abitative ridotte, con spazi limitati, diventano un limite e un problema per diversi motivi.

Il primo problema riguarda l’ingresso. Lo spazio di filtro fra interno ed esterno, negli ambienti moderni, è stato spesso ridotto o del tutto eliminato e, invece, mai come ora è ritenuto uno spazio indispensabile: per riporre gli abiti e le scarpe utilizzati per uscire, per lasciare le buste della spesa che sono state appoggiate fuori, per pulire le zampe del cane, ecc. Insomma, la mancanza dell’ingresso, come spazio confinato, filtro tra interno ed esterno della casa, oggi appare come un problema. Si avverte, quindi, la necessità di recuperare uno spazio non solo utile ed indispensabile, ma anche da riprogettare, per tenere conto delle esigenze sanitarie. Quindi attaccapanni, cabine armadio, scarpiere, mobiletti per riporre borse e oggetti vari, che occupavano gran parte del design degli anni ’50, forse vanno riscoperti, reinventati e, con essi, lo spazio in cui collocarli.

Altro elemento di riflessione è l’open space, che caratterizza gli spazi cucina-pranzo-salone che sono ormai quasi sempre un unico ambiente negli alloggi moderni. Anche questi spazi vanno ripensati, perché quando si è in più persone a lavorare contemporaneamente, con diversi dispositivi elettronici, è spesso indispensabile parlare e cuffie o auricolari non sempre riescono ad annullare il rumore di fondo. Quindi, per lo smart working, è utile confinarsi ognuno in uno spazio diverso e famiglie numerose devono utilizzare più stanze. Isolarsi con le zone di filtro come i corridoi, può tornare a diventare utile e gli spazi di distribuzione possono assolvere anche al compito di avere armadi incassati, specchi ed altri arredi che consentano di vivere con maggior confort il proprio alloggio.
C’è stato un gran parlare dei banchi a rotelle per le scuole, ma tavolini flessibili, dotati di sedute, pieghevoli e facilmente utilizzabili, realizzati in maniera ergonomica, potrebbero venire incontro alle esigenze di chi passa ore al computer per lavorare o studiare e, in mancanza di dispositivi idonei, deve adattarsi ad utilizzare il tavolo del soggiorno e della cucina.
Arch. Francesca Ferraro
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