Il legame fra Italia e Argentina è molto forte.
Esso va ben oltre la vicinanza fra le due lingue nazionali (italiano e spagnolo), mostrando radici durature e risalenti a numerosi anni fa, da quando migliaia di italiani emigrarono in terra argentina, andando a costituire in gran parte la formazione del quartiere La Boca, i cui abitanti sono infatti soprannominati “Xeneizes” ovvero “Genovesi”.

Il contesto argentino dei primi del ‘900 vede una Buenos Aires che vive di un forte accademismo, con forti richiami all’arte e all’architettura francese e italiana del XVIII secolo, come desiderio di portare ordine in una città caotica e non per mera copia.

Gli immigrati stranieri promuovono dunque i loro stili, motivati ulteriormente dall’assenza di una vera e propria scuola architettonica argentina.  Il cosiddetto “Neorinascimento Italiano in Argentina”, si sviluppa in particolar modo attraverso le seguenti caratteristiche:
  • Ampia varietà ornamentale;
  • Trabeazione corrispondente all’ordine impiegato;
  • Successione di archi a tutto tondo e inquadramento degli stessi in “molduras” (“modanature”);
  • Fiancheggiamento con mezze colonne o pilastri;
  • Balaustre per delimitare le terrazze;
  • Strutture sviluppate in altezza e modulate da elementi ornamentali.

Fu particolarmente efficace in questo contesto l’azione di Gaetano Moretti e Mario Palanti.

La formazione di entrambi ha radici nell’Accademia di Brera, istituzione fondata nel 1776 e il cui statuto, emanato nel 1860, stabilì una “scuola di architettura divisa in due sezioni: una per pittori, scultori ed artigiani, la seconda per la formazione di nuovi architetti”.

Entrambi subiscono l’influenza di una Milano che negli ultimi anni del XIX secolo, attraverso la borghesia, chiedeva nuovi linguaggi ed una architettura comprensiva di arti applicate e decorative. Nipote di un apprezzato negoziante di mobili e figlio di un ebanista di origini pavesi ed affermato arredatore della Milano ricco-borghese, Gaetano Moretti manterrà l’interesse verso queste arti durante tutta la vita professionale.

L’Esposizione Internazionale di Buenos Aires del 1910 è il punto d’incontro di Moretti e Palanti: il primo realizzò il progetto, il secondo diresse i lavori su richiesta dello stesso Moretti. Fu costruito con strutture prefabbricate in ferro e superfici vetrate.
La composizione rispondeva ai canoni ornamentali che accentuavano la forma assiale e divenne un emblema di continuità fra Argentina e Italia, in quanto gli architetti italiani stabilitisi a Buenos Aires, iniziarono un lavoro architettonico che trasformò la città rispettando i caratteri italiani e adeguandosi alle le peculiarità del gusto locale.

Nelle opere di Moretti vi è una tensione fra la costruzione di uno stile “moderno” e il mantenimento di elementi di carattere eclettico e storico. Gli stessi caratteri saranno presenti nel lavoro di Palanti, il quale arriverà ad esprimere uno stile maggiormente personale, fondato sul connubio fra elementi storici e strutture moderne come il calcestruzzo armato.

La posizione dei due architetti rispetto alle innovazioni del periodo fu dunque quella di elaborare uno “stile di compromesso” che includesse gli elementi decorativi e le tecniche moderne alla ricerca di una sintesi personale che non prevedesse una rottura con la tradizione.

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