Chiara Del Core 13 ott 2020 Design 0 commenti

Gerrit Thomas Rietveld – Sedia Rosso-blu – 1918

Simbolo De Stijl, la sedia costituisce la trasposizione tridimensionale di un’opera mondriana. La struttura è costituita da un ripiano orizzontale per la seduta, uno verticale per lo schienale ed una serie di listelli connessi tra loro tramite modanature di sezione quadrangolare. L’incastro sembra lasciare un elemento indipendente rispetto dall’altro e le superfici risultano così essere complanari ma distaccate. I colori primari del giallo, rosso e blu caratterizzano le superfici principali, mentre il telaio è interamente laccato di nero. La sedia è stata concepita come seduta per la lettura ed è diventata uno dei maggiori simboli del Neoplasticismo olandese. Semplice e lineare, questo celebre pezzo di arredo ricalca le figure piane e le linee squadrate tipiche della disciplina geometrica.

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Marcel Breuer –  Wassilly –  1925

Emblema dei ruggenti anni ’20, la sedia Wassilly di Marcel Breuer rappresenta un connubio tra i dettami del Bauhaus e le sperimentazioni del design dei tempi. Infatti, la peculiarità di questa celebre opera è rappresentata dall’utilizzo, per la prima volta, del tubolare in metallo nel settore dell’arredamento. Ispirandosi al telaio della sua bicicletta, Breuer testa le possibilità del tubo metallico, sfruttandolo per l’intera costruzione della struttura, in modo continuo e privo di interruzioni. Sedile e schienale invece, vengono costruiti con l’impiego di un particolare tessuto cerato, l’eisengarn, molto resistente e duraturo, grazie al quale l’arredo assume elevata solidità.
Tra i numerosi vantaggi della Wassilly si potevano annoverare la grande disponibilità del materiale in commercio e l’originalità compositiva. Ancora oggi, icona di design, la sedia è impiegata in ambito residenziale e all’interno
di uffici, mantenendo alto il suo fascino senza tempo.

Per approfondire l’argomento e visionare il disegno clicca qui

Charles & Ray Eames –  Plastic Chair –  1950

Risultato di svariati anni di sperimentazioni, nel 1948 nasce la Plastic Chair, sedia destinata a riscuotere grande successo grazie alla lungimiranza dei suoi progettisti. L’innovazione, ad opera di Charles e Ray Eames, consisteva nella concezione di una scocca che avvolgesse le forme del proprio fruitore, garantendo un buon livello di comfort. Ma la vera e propria novità era rappresentata dall’aspetto multifunzionale della sedia: infatti, la seduta standard poteva essere abbinata a numerose tipologie di “basamento” in grado di assicurare posizioni diverse al fruitore. Realizzata in vetroresina, la sedia si prestava alla produzione industriale in serie e risultava essere piacevole al tatto ed esteticamente pregevole. Progettata per essere un arredo accessibile a tutti ma di ottima qualità, la Plastic Chairs è tutt’ora impiegata in contesti residenziali, pubblici e di servizio, grazie alla sua versatilità
e adattabilità.  

Gio Ponti –  Superleggera –  1957

Come si può dedurre dal nome, si tratta di una seduta molto leggera che è possibile spostare facilmente. Realizzata da Gio Ponti per Cassina, è caratterizzata da un’intelaiatura interamente costituita in legno e sedute disponibili nelle varianti in paglia intrecciata e in tessuto imbottito. Emblema di semplicità ed armonia, la sedia è caratterizzata da gambe con sezione triangolare e da uno schienale angolare. La leggerezza della struttura si fonde alla solidità del sedile in legno di faggio, garantendo funzionalità ed estetica moderna ed essenziale. Diventato un vero e proprio must have in qualsiasi ambiente, la Superleggera è tutt’oggi prodotta dall’azienda madre lombarda, conservando ancora l’artigianalità di un tempo.

Eero Saarinen – Tulip – 1957

La seduta si distingue per la sua particolare forma a stelo di fiore, originata dall’intenzione del suo ideatore di creare una sedia costituita da un’unica scocca e priva di gambe. Tuttavia, la Tulip Chair, prodotta da Knoll, venne creata attraverso l’assemblaggio di una base in metallo, al tempo più resistente della plastica, e di una seduta in materiale elastico. La scocca poteva presentarsi con o senza rivestimento tessile. Il suo aspetto particolare e quasi futuristico, ha fatto di questo arredo un’icona di stile al punto tale che nel 1966 venne utilizzata per le riprese della serie televisiva Star Trek. Anticonvenzionale e unica, fondendo flessuosità e solidità, ha ispirato numerosi artisti ed esponenti del settore.



Verner Panton –  Panton Chair –  1960

Originata dalla collaborazione tra il designer Verner Panton e la celebre azienda Vitra, la particolarità di questa sedia consiste nel primato mondiale di arredo costituito da una sola scocca in materiale plastico. Prodotta in serie, questa iconica seduta è caratterizzata da una silhouette morbida e flessibile che la rende molto confortevole e riconoscibile sul mercato, infatti è stata spesso premiata ed esibita all’interno di musei di fama mondiale. Inoltre, la sedia è impilabile e resistente agli urti. Nel corso degli anni, la sedia ha attraversato fasi variabili nella sua produzione, diventando presto un’icona grazie al suo forte impatto estetico. Oggi è ancora largamente prodotta perché richiesta sul mercato per la sua versatilità d’uso, sia negli ambienti interni che in quelli esterni.



Giandomenico Belotti –  Spaghetti Chair –  1979

Sapiente connubio di maestria artigianale Made in Italy e innovativa modernità, la Spaghetti Chair si afferma come seduta rigorosa e dalla bellezza universale. Presto, la seduta, opera di Giandomenico Belotti, viene notata ed apprezzata oltre oceano, diventando uno dei pezzi iconici esposti al MoMA di New York. Lo schienale e la seduta sono costituiti da un tondino in PVC, avvolto su una struttura in acciaio e ne risulta un pezzo d’arredo minimale
e leggero allo sguardo. La sedia costituisce il pezzo “madre” di una collezione di sgabelli bassi, sabelli alti e poltroncine che si ispirano alla Spaghetti Chair e attraverso la sottrazione di elementi o la modifica degli stessi trovano
il proprio senso d’essere.

Philippe Starck –  Louis Ghost –  2002

Nata dall’idea di reinterpretare in chiave contemporanea gli antichi pezzi di arredamento della corte di Luigi XV, la Louis Ghost scompone le regole del design tradizionale, facendo ingresso in punta di piedi e con raffinata sobrietà. Concepita come seduta volta a sorprendere e stupire l’osservatore, risulta essere sobria e minimale, in contrasto con le linee guida ricche ed articolate del suo modello. Nonostante la trasparenza e l’apparente fragilità del materiale, la sedia risulta essere resistente e robusta, adatta a qualsiasi tipo di ambiente, sia interno sia esterno. Prodotta in un unico stampo per Kartell, questo pezzo di arredo sarà presto oggetto del desiderio degli amanti del rigore minimalista e del geometrismo puro, divenendo icona del Made in Italy a livello internazionale.
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