Rinaturalizzazione di corsi d’acqua

Interventi di sistemazione idraulica

Denise Barbaroux Archweb.com

Articolo di

Categoria

Architettura del verde

Pubblicato il

29 Giugno 2023

Il dissesto idrogeologico comprende tutti quei processi che possono provocare una degradazione del suolo. Solitamente queste azioni sono provocate sia da fenomeni di natura meteorologica che da attività umane, come la cementificazione.

L’idrogeologia si occupa dello studio delle acque sotterranee, rapportate anche alle acque di superficie.

I fenomeni che comprendono il dissesto idrogeologico sono l’erosione idrica (frane), le alluvioni, le valanghe, la deforestazione, l’abusivismo edilizio, l’abbandono dei terreni d’altura, i continui scavi, l’estrazione di idrocarburi e di acqua dal sottosuolo, gli interventi invasivi e non ecosostenibili sui corsi d’acqua.

In Italia costituisce un problema abbastanza rilevante, varia di zona in zona e le conseguenze del processo sono differenti. Il problema è diffuso sul territorio nazionale specialmente per la conformazione geologica, determinata da una superficie orografica complessa e da bacini idrografici di grandezza limitata.

Le condizioni meteorologiche possono talvolta assumere un carattere pericoloso, specialmente se si manifestano con particolare intensità; è infatti possibile che possano provocare danni ingenti a cose e persone. Si deve però distinguere tra rischi causati in modo diretto e indiretto. I primi possono essere causati da temporali, venti, nebbia, neve e gelate, quindi da fenomeni atmosferici. I rischi indiretti sono causati dall’unione  di processi meteorologici con aspetti del territorio, legati ad attività umane: riguardano ad esempio piogge forti o abbondanti, abbinate con particolari condizioni di un territorio, che possono causare frane o alluvioni (rischio idrogeologico o idraulico). Alte temperature, bassa umidità e forti venti, uniti alle caratteristiche del suolo, possono determinare il rischio di incendi. O ancora nevicate abbondanti in montagna, accostate a venti e pendii notevoli possono generare valanghe.

Ingegneria naturalistica

Con il termine di Ingegneria Naturalistica ci si riferisce a quelle tecniche che vengono usate per diminuire i rischi di erosione di un terreno durante lavori di consolidamento. Le tecniche di Ingegneria Naturalistica rappresentano un’ottima soluzione, soprattutto per la creazione o il ripristino di un’ambiente naturale degradato, tramite l’utilizzo della vegetazione autoctona e la sistemazione idrogeologica del territorio, il recupero dell’habitat naturale e l’inserimento paesaggistico di manufatti e infrastrutture.

Gli interventi di rinaturalizzazione sono sempre più diffusi nel nostro paese, soprattutto in quegli ambienti dove lo stato di alterazione legato ai corsi fluviali è un problema. Queste opere vengono affrontate solitamente per mettere in sicurezza le aree urbane vicine. 

Tutte le opere di Ingegneria Naturalistica vengono realizzate con materiali naturali quali:

  • materiali vegetali come sementi, piante e specie arbustive, radici e parti vegetali di piante legnose, zolle erbose;
  • materiali organici inerti, quali legname, reti di juta, paglia, fieno e materiali organici biodegradabili;
  • materiali sintetici, che proteggono al meglio il suolo donando al terreno una maggiore stabilità, come griglie, reti e tessuti insieme a nylon, polietilene e collanti chimici;
  • materiali generici inerti, come pietrame, filo, di ferro, reti zincate.

Quando si affronta un’operazione di Ingegneria Naturalistica, ci sono alcuni elementi ricorrenti che vengono utilizzati, che si differenziano dagli interventi più tradizionali.

Si comincia con l’analisi delle caratteristiche topografiche, climatiche di ogni superficie oggetto di intervento, viene poi esaminato il suolo in relazione alle caratteristiche chimiche, fisiche ed idrologiche, e geomorfologiche; segue una fase di studio floristico e vegetativo, facendo attenzione all’eventuale presenza di specie botaniche e sementi rari, e valutando anche le caratteristiche biotecniche delle specie stesse, la loro capacità e velocità di crescita, di adattamento all’ambiente, e anche all’eventuale reperibilità sul mercato.

Si passa poi a valutazioni di eventuali presenze di infrastrutture esistenti. Dopo questa prima analisi si arriva allo studio dell’utilizzo dei nuovi materiali che verranno utilizzati, con la relativa selezione delle specie vegetali da usare ed eventuali trapianti di zolle erbose. Quindi si valuta il tipo di reinserimento ambientale e naturalistico, cercando di migliorare l’area mascherando gli elementi artificiali dell’opera.

Tra i vantaggi dei metodi usati dall’ Ingegneria Naturalistica ci sono i costi ridotti per la realizzazione e la manutenzione, la creazione di habitat naturali, la conservazione e il miglioramento del paesaggio.

Tra gli svantaggi ci sono la manutenzione periodica e continua, i limiti delle dimensioni di interventi e i tempi non sempre immediati e veloci.

Tutte le operazioni e i processi studiati dall’ Ingegneria Naturalistica hanno l’obiettivo di tutelare i corsi d’acqua: i fiumi non sono semplici canali fluviali; fin dal passato i fiumi sono stati sedi della nascita di paesi, civiltà e città, poiché sono assi naturali di rifornimento di risorse idriche ma funzionano anche come mezzi di navigazione e di trasporto. I corsi d’acqua sono risorse da sfruttare.

Interventi di sistemazione idraulica. Pianificare interventi di sistemazione idraulica lungo un corso di un fiume deve essere il risultato di uno studio dei luoghi dove non si dovrebbe intervenire, poiché si vuole dare naturalità al fiume. 
Le operazioni di sistemazione idrogeologica devono garantire la conservazione della continuità dei corsi d’acqua, del mantenimento della diversificazione dei microambienti, della naturalità della morfologia degli alvei e delle sponde, della produttività biologica dei corsi d’acqua, del valore paesaggistico, della fruizione dei corsi d’acqua stessi.

Naturalizzazione delle sponde e difese spondali (vedi disegni dwg). Una delle più importanti operazioni di sistemazione idraulica riguarda la naturalizzazione delle sponde.
I percorsi dei corsi fluviali sono ostacolati sia dalla forma che dalla superficie della sezione dell’alveo del fiume stesso (anse, curve, irregolarità alveo…).

La trasformazione di un corso d’acqua prevede la ridefinizione dell’alveo, e questo mutamento viene eseguito cercando di rettificare il corso d’acqua (che aumenterà quindi la sua velocità), rendendo lisce le superfici dei fondali e delle sponde, ma anche conformando le sezioni di deflusso.
Gli interventi in alveo causano un notevole impatto sulla vita dei macro organismi poiché non possono evitare l’alterazione dell’habitat. I principali danni sono provocati dai mezzi di cantiere e dai depositi di materiali sui fondali (danni alla fauna ittica).
I processi di risagomatura dell’alveo del fiume devono consentire un deflusso adeguato; l’eventuale ampliamento del letto del corso fluviale porta a una dispersione dell’acqua su una superficie naturalmente più ampia causando un conseguente rallentamento della corrente; durante i periodi di magra del fiume questo può essere dannoso per l’attività della fauna ittica, poiché i fondali risultano poveri e scarni, con presenza di massi a granuli di media dimensione. Al contrario, durante i periodi di piena e in mancanza di ripari adeguati, il trasporto solido di granulometria, può essere fatale per gli organismi che vivono nei fiumi.
Quindi, per poter evitare questi disastri, ma ampliando allo stesso tempo la sezione del fiume, si dovrebbero evitare gli spianamenti dell’alveo, cercando di differenziare tra i periodi  di magra e di piena. Nel primo caso si cerca di mantenere l’alveo originale e naturale, mentre nel secondo caso l’alveo di piena deve essere ottenuto a un piano di quota maggiore, poiché riceve deflussi di notevole portata. Le sponde devono essere rinaturalizzate mediante vegetazione autoctona.

Per attuare le trasformazioni di naturalizzazione delle sponde vengono realizzate le difese spondali: si tratta di una sorta di rivestimento delle rive esterne, effettuata con materiali come massi, prismi di cemento, muraglioni, gabbioni, ecc..

Tra le opere di difesa spondale troviamo le massicciate e le prismate, realizzate con massi di grandezza diversa; gli spazi tra i massi possono essere liberi oppure serrati con cementi differenti; sono però preferibili le scogliere a secco, senza materiale cementizio, infatti gli spazi consentono una maggior continuità tra fiume e falda, poiché riducono lo sviluppo delle radici delle piante e favoriscono anche la diversificazione dell’ittiofauna.

Anche la scogliera è un’opera di difesa spondale che viene utilizzata per la protezione di zone abitate o di edifici e strade rilevanti.

gabbioni vengono solitamente usati in associazione a massi e prismi cementizi. Sono formati da gabbie di rete di metallo riempite da ghiaia a granuli grossi e offrono rifugi per organismi di piccole dimensioni. Permettono inoltre un facile sviluppo della vegetazione.

I muri consentono la salvaguardia di manufatti e funzionano da sponde artificiali per i corsi d’acqua.
Sono realizzati con sassi, mattoni e cemento. La costruzione dei muri è sconsigliabile, poiché limitano lo sviluppo delle piante e provocano un impatto negativo sulla fauna ittica, tranne per i canali artificiali, che devono evitare continue perdite d’acqua.

Le palificate a doppia parete sono strutture di difesa della sponda, e si inseriscono in maniera adeguata nel paesaggio anche dal punto di vista paesaggistico, perché sono composte utilizzando materiali naturali e vegetazione locale. Questa tipologia di struttura viene usata principalmente nei corsi d’acqua dove la velocità della corrente è limitata. L’inconveniente è la degradazione del legname, e per ritardare questo problema si consiglia di appoggiare la palificata sopra una scogliera, evitando così che il legno sia sempre sommerso sotto l’acqua. Un altro svantaggio è l’ostacolo che questo metodo provoca alla fauna ittica, poiché viene separata in tanti nuclei isolati. Quando si installano strutture di questo tipo si deve porre attenzione ad alcune considerazioni: la velocità del flusso deve essere bassa,  si deve permettere ai pesci di superare le barriere, è opportuno procedere alla rinaturalizzazione della sponda per ricreare un habitat naturale idoneo.

Studi , interventi e linee guida per la rinaturalizzazione di corsi d’acqua (PDF):

blocchi cad correlati

Difesa spondale 02

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Palificata viva a doppia parete

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Rinaturalizzazione del corso d’acqua

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Rinaturalizzazione di un alveo fluviale

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Sezione canale 01

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Sezione alveo 02

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