Chiara Del Core 1 apr 2021 approfondimento 0 commenti

Parcheggi

Uno dei principali elementi di supporto ai percorsi è caratterizzato dai parcheggi che rendono passeggiate e spostamenti più confortevoli. Essi si distinguono in parcheggi ciclabili e per le automobili e devono essere commisurati alle dimensioni del giardino e al flusso previsto.                       
I parcheggi per le auto solitamente sorgono in corrispondenza dei punti di accesso ai percorsi interni. Sovente si tratta di soste temporanee che vedono un frequente ricambio di utenti che si fermano per tempi brevi all’interno dell’area verde. 
Vi sono tipologie diverse di aree di sosta per le vetture, commisurate alla tipologia degli spazi adibiti a verde pubblico:
  • parcheggi in superficie
  • parcheggi interrati o ad elevazione
Al fine di ottimizzare lo sfruttamento della superficie destinata a parcheggio, occorre analizzare la dimensione delle autovetture e lo spazio di manovra di cui le stesse necessitano, per progettare idoneamente ogni singolo posto auto. Il parcheggio che permette di sfruttare al meglio lo spazio, soprattutto qualora esso sia esiguo, è quello a pettine seguito da quello a nastro che richiede uno spazio del 25% maggiore. Le tipologie appena citate, sono il risultato dell’angolo di inclinazione dello stallo rispetto al senso di marcia della corsia d’accesso:
 
0° à parcheggi disposti parallelamente alla corsia d’accesso (posteggi a nastro)

90° à parcheggi disposti perpendicolarmente rispetto alla corsia d’accesso

(posteggi a pettine)

30°/45°/60° à parcheggi disposti in modo inclinato a seconda della necessità

specifica (posteggi a dente di sega)


Tipologia di parcheggio su strada

Per quanto riguarda la scelta del materiale per la pavimentazione degli spazi di sosta, poiché essi sono attigui ad un’area verde, va prestata una particolare attenzione. È necessario operare secondo un’ottica sostenibile e coerente rispetto al contesto: è fondamentale considerare l’aspetto cromatico e quello funzionale.
Risultano essere ottimali i blocchetti in cemento prefabbricati, disponibili sul mercato in vari colori, gli autobloccanti dalle molteplici finiture ed ancora ghiaia, erba e ciottoli in quanto soluzioni naturali perfette per il contesto in analisi.                 
I posteggi vengono distanziati tra loro mediante strisce che si differenziano per materiale e colore, in modo da rendere visibili i confini di ogni stallo. Inoltre è necessario garantire l’ombreggiatura almeno di parte dei parcheggi disponibili, attraverso l’inserimento di arbusti.  
Nel caso del giardino di quartiere, è importante che il parcheggio venga schermato dall’area verde comune, al fine di creare una separazione visiva e funzionale tra pedoni, fruitori e automobili. Le soluzioni adottate sono molteplici: elementi decorativi, specie arboree, siepi, muretti ed arbusti che creino un limite naturale finalizzato al benessere psico-fisico dell’utente. 


PARCHEGGI PER DISABILI

Durante l’iter progettuale relativo all’area di sosta per autoveicoli, va preventivata la presenza di parcheggi destinati ai portatori di handicap. Nelle aree comuni rivolte al pubblico, è previsto, secondo normativa, un posto auto per disabile ogni 50. Tale posto deve avere una lunghezza minima di 3,20 mt, calcolata sull’ingombro di un veicolo standard di 1,70 mt a cui si somma uno spazio di 1,50 mt necessario per la movimentazione della sedia a rotelle. Lo stallo dev’essere collegato in modo agevole, al marciapiede o al percorso che conduce allo spazio verde e dev’essere segnalato in maniera opportuna, mediante strisce gialle, contrassegno sul pavimento e segnale verticale. 
 

6. Il giardino e la sostenibilità

Il tema della sostenibilità oggi occupa un importante spazio nel dibattito mondiale; esso trova pplicazione in svariati campi ed anche in quello dell’urbanistica. È necessario ricreare il giusto equilibrio tra manufatti architettonici e spazi adibiti a verde pubblico; la soluzione ottimale risiede nei parchi e nei giardini che devono collocarsi nel tessuto urbano con coerenza. 
Dal punto di vista ambientale, è importante tenere conto delle risorse disponibili e una volta individuate le specie vegetali, le risorse idriche e la morfologia del suolo, sfruttarle al massimo nel rispetto del contesto esistente. 
È bene favorire la scelta di vegetazione in grado di catturare CO2 e di svolgere funzioni importanti per la biodiversità e il benessere acustico così da ridurre l’impiego di sistemi artificiali, costosi ed impattanti.
Il giardino di quartiere inoltre, dev’essere visto come valida occasione per reintrodurre le specie tipiche dell’area, dal momento che i biomi originali rappresentano una fondamentale matrice paesistica.
Lo studio delle tipologie vegetali è necessario anche perché può assolvere ad importanti funzioni di raffrescamento e di riscaldamento passivo rispetto al tessuto costruito della città. Infatti, un disegno del verde attento che intervalla superfici orizzontali e verticali, favorendo il passaggio dell’aria, è in  grado di garantire un ottimo standard prestazionale in termini ambientali. Ciò risulta estremamente importante per città nelle quali il fenomeno dell’isola di calore registra trend positivi sia in orario diurno che notturno a causa del continuo assorbimento della radiazione solare da parte della struttura urbana.

Per quanto riguarda l’aspetto sociale, per ottenere un buon progetto che abbia successo è necessario partire da un’attenta analisi delle necessità dei futuri fruitori dell’aerea. 
È importante garantire confort e benessere a livello comunitario, al fine di incentivare la frequentazione dei giardini e ricreare il vecchio senso di comunità e partecipazione ormai purtroppo scolorito negli animi dei cittadini. 
Si può concludere quindi che i parchi, i giardini e le aree verdi in genere, vengono visti come polmoni urbani in grado di migliorare le condizioni ambientali all’interno delle città. Tuttavia, troppo spesso la scarsa qualità e la cattiva manutenzione causano la perdita di numerosi arbusti annullando le funzioni vere e proprie di questi spazi. Proprio per questo motivo, si sta facendo strada la necessità di adottare alcune buone tecniche colturali finalizzate alla creazione di habitat naturali con un particolare occhio di riguardo alla sostenibilità ambientale. 
 

Il progetto del verde naturale

Secondo quanto premesso, per essere sostenibile, lo sviluppo progettuale dovrebbe seguire schematicamente le seguenti fasi:
 
  • conoscenza dei profili del terreno e delle caratteristiche delle componenti naturali
  • acquisizione ed ubicazione delle specie vegetali
  • organizzazione dei volumi verdi e proporzioni del giardino
  • ricostruzione degli habitat autoctoni

L’ampiezza della superficie disponibile costituisce l’elemento base che influenza le scelte progettuali definendone la percezione degli spazi. I profili del terreno, se analizzati e sfruttati al meglio, sono determinanti rispetto alla buona riuscita estetica e qualitativa del giardino. Un’area verde totalmente orizzontale, induce l’osservatore a concentrare la sua attenzione soltanto verso un punto, spesso quello centrale. Nel caso di spazi di dimensioni sigue, sono ottimali quegli interventi volti a sfruttare lo spazio attraverso soluzioni che ne  amplifichino il campo visivo. In tal senso sono da preferire le linee morbide ai tagli geometrici ed è favorevole ricreare collinette che aumentano la profondità dello spazio. Lo step successivo  consiste nella sistemazione del profilo del terreno adottando tecniche naturali integrate. 
Una modalità sempre più utilizzata è caratterizzata dalla pacciamatura. Si tratta di una scelta  alternativa alla pavimentazione che prevede la sistemazione di un telo in materiale plastico microforato al di sopra di tutta la superficie calpestabile. I microfori garantiscono la  permeabilità all’acqua piovana e all’irrigazione mirata.
Solitamente sopra il telo viene collocato uno strato di inerti (ghiaia, sabbia, corteccia) di spessore variabile che permetterà  di raggiungere un’estetica più omogenea e naturale.
Inoltre, la pacciamatura regola l’equilibrio idrico del suolo poiché riduce l’evaporazione dell’acqua presente negli strati più profondi che rimane così a disposizione delle radici degli alberi. Lungo i percorsi solitamente viene inserita un’integrazione costituita da un inserto pavimentato per rendere gli spostamenti più agevoli. 
Un’altra scelta determinante per restituire all’area l’equilibrio naturale originario, riguarda il campo vegetale in termini di specie e varietà da utilizzare.
Oltre alle piante autoctone possono essere impiegate quelle naturalizzate, cioè impiantate da molto tempo nella specifica zona. 
In ogni caso, la selezione degli elementi vegetazionali è guidata da ragioni funzionali, ambientali ed estetiche. Nello specifico, la tipologia di arbusto dev’essere scelta nell’ottica della funzione che andrà a rivestire: di ombreggiamento, di barriera visiva, di ornamento o ancora di raffrescamento. 
Nel caso specifico di alberi e piante latifoglie decidue, mostreranno il loro aspetto mutevole durante il susseguirsi delle varie stagioni, rendendo più percepibili i cambiamenti climatici. 
Diversamente, le specie sempreverdi manterranno il loro fogliame durante tutto l’anno, conservando un aspetto massiccio, utile se si vuole restituire peso visuale all’intero giardino. 
La soluzione più vantaggiosa, combina entrambe le tipologie, che potranno essere posizionate in modo alternato, regalando scorci e visuali variabili in base al periodo dell’anno.                                                                    
Ciò che risulta essere davvero importante è la capacità di prevedere sin dalle prime fasi dell’iter progettuale, lo sviluppo delle specie prescelte in un determinato territorio, procedendo in maniera consapevole e responsabile. Infatti, soprattutto in ambito urbano, è fondamentale mantenere le funzioni e la resa estetica con il trascorrere del tempo, evitando danni a cose e persone. Se gli spazi sono limitati, come spesso accade nei giardini di quartiere, è preferibile optare per piante con scarso sviluppo radicale, poiché crescendo, le radici costituirebbero ostacolo per i percorsi ciclabili e pedonali. Inoltre è d’obbligo evitare piante che possano causare allergie, che presentino fiori e frutti velenosi o spine ed aculei, in quanto elementi pericolosi per i cittadini. In ambito urbano sono indicate le specie con maggiore capacità di assorbimento di CO2 e di rilascio di ossigeno, al fine di contrastare l’eccessivo inquinamento. Oltre agli arbusti, le siepi risultano elementi multifunzionali e dall’elevato valore estetico; esse devono essere dimensionate secondo le necessità e non devono presentare incongruenza e discontinuità nel loro sviluppo.    
Dopo aver scelto la tipologia di piante ed arbusti che meglio si colloca nel lotto in cui sorgerà il  giardino, occorre organizzare lo schema compositivo al fine di ottenere un risultato armonico e coerente con l’ambiente circostante. Anche se spesso poco percepibile, esiste una vera e propria gerarchia, che se rispettata, darà risultati soddisfacenti. Infatti l’armonica successione di piani vegetazionali di diversa altezza, permette di passare visivamente dal livello erbaceo a quello arbustivo e infine arboreo in maniera graduale ed equilibrata. Di solito si tende a concentrare l’attenzione su un elemento che fungerà da punto di riferimento rispetto a tutte le altre componenti. Si creerà così una progressione armonica che consentirà di percepire gli spazi come correlati tra loro in maniera naturale. Dopo aver stabilito l’unità di progettazione, le proporzioni vengono definite di conseguenza. Qualora il terreno presenti delle movimentazioni, collocando correttamente le masse vegetali, si otterranno piacevoli effetti visivi.
Ciò che è fondamentale è che vi sia proporzione tra masse in volume e forme espanse; le prime sono costituite da tutti gli ingombri naturali ed antropici mentre le seconde sono caratterizzate da percorsi, masse d’acqua e prati. L’elemento vegetale e quello costruito (che dev’essere ridotto il più possibile, in relazione alle necessità specifiche) devono fondersi al fine di ricreare microambienti naturali simili agli habitat autoctoni, amalgamandosi perfettamente al contesto. 
Infine, a fronte di una progettazione consapevole ed attenta, è importante tenere presente come la manutenzione dello spazio giocherà un ruolo fondamentale nella buona riuscita dell’area verde.
 

Gestione dell’elemento acqua

Come dimostrano studi di settore, aree contenenti percentuali di verde diverse gestiscono in modo differente il dilavamento meteorico. È semplice dedurre che ad un più alto quantitativo di elementi vegetali, corrisponda un assorbimento maggiore di acqua da parte del terreno.  
Infatti, con l’aumento delle superfici impermeabili (ricreate dalla mano del progettista), decresce il quantitativo di acqua piovana che si infiltra nel sottosuolo.

AREA VERDE AL 100% à acqua: 10% scorre, 40% evapora, 50% viene assorbita

AREA VERDE AL 50-65% à acqua: 30% scorre, 35% evapora, 35% viene assorbita

AREA VERDE AL 0-25% à acqua: 55% scorre, 30% evapora, 15% viene assorbita


Per questo motivo, nel caso del giardino di quartiere, se le pavimentazioni che caratterizzano percorsi, accessi ed aree funzionali occupano un’elevata porzione di superficie a disposizione, è necessaria l’introduzione di sistemi che gestiscano meglio i deflussi meteorici. Ne sono un esempio gli stormwater box, sistemi di filtrazione che raccolgono e trattano l’acqua piovana che non può essere accolta dal suolo.
Si tratta di vasche costituite da materiali diversi (mattoni, pietre,cls) riempite di terra e piante (stormwater planter box) o di ghiaia e ciottoli (stormwater filter box) che possono essere collocate in qualsiasi spazio aperto carente di superfici permeabili. 


Schema grafico di uno stormwater planter box
FONTE : https://www.ci.sandy.or.us/Planter-Boxes/ 

Qualora non si voglia intervenire con questo tipo di soluzione, è fondamentale incrementare la superficie di calpestio a verde. Le distese a prato sono perfette in caso di grandi spazi, mentre se l’area è di dimensioni contenute, potranno essere inseriti pannelli autobloccanti inerbiti  nelle zone di parcheggio o in corrispondenza di vialetti e sentieri. 

    

Esempi di autobloccanti inerbiti
FONTE :
https://www.designmag.it 
https://www.ferraribk.it/prodotti/drenanti
    
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