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Ingresso Università IUAV di Venezia

La soglia come progetto: attraversare, sostare, ricordare

L’ingresso al complesso dei Tolentini, sede principale dell’Università IUAV di Venezia, non si esaurisce nel gesto architettonico esterno. Infatti, si sviluppa come un vero e proprio percorso spaziale che prosegue oltre la soglia. Questo percorso culmina nella corte interna. È in questa sequenza — ingresso, attraversamento, corte — che il progetto rivela pienamente la profondità del pensiero di Carlo Scarpa.

Il complesso, di origine cinquecentesca e attribuito a Vincenzo Scamozzi, viene reinterpretato a partire dal 1967 attraverso una serie di progetti di risistemazione elaborati da Scarpa nel corso di oltre dieci anni. L’area dell’ingresso e della corte viene infine realizzata nel 1984 dall’architetto Sergio Los, seguendo il secondo dei tre progetti scarpiani.

La soglia come dispositivo architettonico

L’ingresso esterno è definito da una grande pensilina in cemento armato a sbalzo, elemento fortemente espressivo ma privo di qualsiasi retorica decorativa. Il cemento faccia a vista, i pannelli laterali sagomati a scalini e la vetrata arretrata costruiscono una soglia netta. Questa separa la città dallo spazio universitario.

Il fronte d’ingresso è chiuso da una cancellata in ferro scorrevole su ruote, elemento mobile e tecnico, sulla quale è inserita una lastra in pietra d’Istria con inciso il motto di Giambattista Vico:
VERVM IPSVM FACTVM.
Un’iscrizione che dichiara con chiarezza il senso profondo del luogo: il sapere come costruzione, come atto concreto, come opera.

La corte come spazio di trasformazione

Varcata la soglia, il visitatore accede a una corte completamente ridisegnata. Qui Scarpa ribalta la logica tradizionale del cortile. La superficie viene pavimentata e sopraelevata, trasformandosi in una sorta di recinto architettonico. Questo protegge e concentra lo spazio dell’ingresso.

La pavimentazione si solleva fino a diventare muro, mentre un percorso lastricato scavato attraversa la corte, guidando il movimento in modo controllato e quasi rituale. Le due superfici inclinate, rivestite in cotto e disposte in posizione quasi orizzontale, non sono semplici muri, ma piani abitabili, pensati esplicitamente per sedersi. Lo spazio universitario si manifesta così come luogo di sosta, di incontro, di attesa e di riflessione.

La porta antica e il tema della memoria

Il cuore simbolico della corte è rappresentato dall’antico portale in pietra d’Istria, rinvenuto durante i restauri del convento. Scarpa compie qui uno dei gesti più radicali e poetici del progetto. Infatti, la porta viene smontata, ruotata e collocata orizzontalmente. Essa si trasforma in una vasca d’acqua in calcestruzzo, sagomata a gradoni.

La porta, da elemento di passaggio verticale, diventa oggetto di contemplazione. Parzialmente immersa nell’acqua, perde la sua funzione originaria per assumere un valore simbolico. Diventa quindi memoria storica sospesa, frammento archeologico, soglia che non si attraversa più ma si osserva e si comprende.

L’acqua, elemento ricorrente nel lavoro di Scarpa, amplifica questo significato: riflette, rallenta, obbliga a guardare. Il passato non viene cancellato né ripristinato, ma reinterpretato attraverso una nuova condizione spaziale.

Un progetto lungo, tra idea e costruzione

L’intervento ai Tolentini è un esempio emblematico di progetto stratificato e postumo. L’idea è integralmente scarpiana, ma la realizzazione, affidata a Sergio Los dopo la morte dell’architetto, restituisce un linguaggio più asciutto e severo. Questo si nota soprattutto nei dettagli costruttivi. Questa distanza tra progetto e costruzione non indebolisce l’opera, ma ne rafforza il carattere concettuale.

Ne risulta un’architettura che lavora per soglie, piani, percorsi e memorie, più che per dettagli ornamentali. Un ingresso che non si limita ad accogliere, ma insegna, prepara, introduce.

L’ingresso e la corte dei Tolentini costituiscono così uno dei più alti esempi di intervento contemporaneo nel costruito storico veneziano. Si tratta di un’architettura silenziosa, colta e profondamente responsabile. In questa architettura, ogni gesto è pensato come atto di conoscenza.


Fotografie scattate a giugno 2018

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