Stazione della Metro C a San Giovanni
La prima vera “archeo-stazione” di Roma
La stazione della metro C a San Giovanni a Roma rappresenta uno degli interventi più significativi nel panorama contemporaneo romano, perché riesce a coniugare infrastruttura, archeologia e narrazione in un unico spazio coerente. Innanzitutto, il progetto si inserisce in un contesto estremamente sensibile, quello del sottosuolo di Roma, dove ogni scavo si confronta inevitabilmente con una stratificazione storica complessa e continua. Durante la realizzazione della stazione, infatti, sono emersi numerosi reperti archeologici, tra cui strutture riferibili a un’antica azienda agricola di età imperiale. Tuttavia, invece di considerare questi ritrovamenti come un vincolo o un rallentamento del cantiere, il progetto li assume come elemento fondante, trasformando la stazione in un dispositivo capace di raccontare la storia del luogo.
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Un’infrastruttura che diventa racconto stratigrafico
Dal punto di vista architettonico, la stazione della Metro C a San Giovanni si configura come un grande volume ipogeo, sviluppato in profondità con tecniche costruttive avanzate, come i diaframmi in calcestruzzo, necessari per operare in un contesto urbano denso e stratificato. La sua dimensione è significativa e si articola su più livelli, soprattutto in relazione al nodo di interscambio con la linea A, dove la geometria si fa più complessa per gestire in modo efficace i flussi di passeggeri e garantire continuità tra le diverse quote.

A questo impianto infrastrutturale si sovrappone un progetto museografico particolarmente raffinato, sviluppato in collaborazione con la Sapienza Università di Roma. Qui, lo spazio della stazione viene reinterpretato come un percorso narrativo continuo, in cui le pareti, le teche e gli elementi espositivi accompagnano il viaggiatore lungo una vera e propria sequenza temporale. In questo modo, la discesa verso i binari non è solo uno spostamento fisico, ma diventa anche un’esperienza conoscitiva.
Dalla stazione alla “stazione-museo”
Progressivamente, infatti, il visitatore attraversa diversi livelli cronologici: dalle epoche più recenti, collocate nelle parti superiori, fino alle fasi più antiche, che emergono man mano che si scende in profondità. Ne deriva una sorta di “discesa nel tempo”, in cui la dimensione spaziale e quella storica coincidono e si rafforzano reciprocamente.

Dal punto di vista teorico, questa impostazione riflette un approccio progettuale che considera l’architettura non solo come costruzione, ma come strumento di interpretazione del contesto. La stazione diventa così uno spazio “parlante”, capace di rendere leggibile la complessità stratigrafica di Roma attraverso un linguaggio accessibile e quotidiano, integrato nell’esperienza del trasporto pubblico.
Un progetto tra architettura, archeologia e percezione
Dal punto di vista teorico, il progetto si basa su un’idea molto chiara: utilizzare l’architettura come mezzo per rendere percepibile la complessità stratigrafica di Roma. Non a caso, gli stessi progettisti parlano di uno spazio “polifonico”, dove diversi livelli di lettura – visivo, informativo, emotivo – si sovrappongono e costruiscono un’esperienza immersiva. Allo stesso tempo, la stazione risponde pienamente alle esigenze funzionali di una infrastruttura contemporanea: sicurezza, accessibilità, flussi, interscambio.
In definitiva, la stazione di San Giovanni sulla linea C rappresenta un modello avanzato di infrastruttura urbana, in cui mobilità e cultura si fondono. Non si tratta semplicemente di un luogo di passaggio, ma di uno spazio che restituisce valore al sottosuolo, trasformandolo in un racconto continuo della città.
Fotografie scattate nel mese di gennaio 2026