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Villa La Saracena

Progetto di Luigi Moretti a Santa Marinella (1955-1957)

A metà degli anni ’50, lungo la costa di Santa Marinella, Luigi Moretti progetta una delle sue architetture più poetiche e sperimentali: Villa La Saracena. Una residenza estiva pensata per dialogare con il Mediterraneo attraverso percorsi, assialità e improvvisi scorci di luce che rivelano un rapporto unico tra spazio costruito e paesaggio.

L’intero progetto è un esercizio di libertà plastica: volumi spezzati, masse compatte verso la strada e aperture generose verso il mare, una promenade interna che guida lo sguardo fino all’orizzonte.

Contesto e genesi del progetto

La villa nasce come dimora privata in un lotto irregolare affacciato sul mare. Moretti lavora sul tema della doppia frontalità:

  • lato strada → chiuso, compatto, quasi introverso;
  • lato mare → aperto, scenografico, luminoso.

La distribuzione planimetrica si sviluppa come un percorso architettonico, più che come un semplice insieme di ambienti. Ogni elemento sembra predisposto per incorniciare una porzione di cielo, di mare o di giardino.

Architettura e spazio

La promenade interna

La villa è articolata come una sorta di “racconto in movimento”: dall’ingresso si attraversano una serie di spazi che si aprono gradualmente verso la luce. È un percorso sensoriale, dove il passaggio dal buio alla luce è calibrato con grande teatralità.

La torre e le masse murarie

La piccola torre-scala e i volumi irregolari costruiscono un gioco di pieni e vuoti che definisce l’identità della casa. Moretti lavora con forme tendenti alla scultura, cercando una relazione tattile e fisica con la materia.

Il fronte mare

Qui la villa cambia completamente tono: ampie campiture vetrate, terrazze sospese e un sistema di aggetti che amplificano la percezione dello spazio e del panorama.

Materiali e dettagli costruttivi

La villa presenta una cura particolare per superfici e textures. L’intonaco originale, ottenuto da una miscela di cemento bianco, polvere di marmo e finitura “a scopa”, crea vibrazioni luminose che cambiano durante il giorno.

Le coperture aggettanti, leggere e sospese, sono un altro tratto distintivo: quasi galleggiano sul volume principale, alleggerendo la massa muraria e aprendo viste inaspettate verso il mare.

Degrado, restauro e rinascita

Negli anni la villa ha vissuto un lungo periodo di abbandono. Le fotografie del 2016-2017 mostrano uno stato di degrado avanzato: intonaci compromessi, vegetazione invasiva, strutture degradate.

Il restauro, concluso nel 2019, ha restituito leggibilità al progetto originario, recuperando superfici, cromie, percorsi e il rapporto visivo con il paesaggio. È stata un’opera di valorizzazione attenta e rispettosa, capace di riportare La Saracena al suo splendore.

Significato dell’opera

Villa La Saracena è considerata una delle opere più rappresentative della ricerca spaziale di Moretti.
In essa convivono:

  • sperimentazione formale
  • controllo della luce
  • sapienza costruttiva
  • una chiara volontà di creare un’esperienza più che un semplice contenitore abitativo

La casa non si limita a “stare” nel paesaggio: lo interpreta, lo amplifica e lo rende parte dell’architettura stessa.

Conclusione

Con il restauro, Villa La Saracena torna a essere non solo un prezioso esempio dell’architettura moderna italiana, ma anche un luogo capace di raccontare un modo di abitare profondamente legato al Mediterraneo, alla luce e al movimento.

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Villa La Saracena