La Serliana

Un elemento architettonico senza tempo

La serliana della loggia dell'Ammanati a Villa Giulia
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Per non dimenticare

Pubblicato il

02 Gennaio 2026

La serliana è uno di quegli elementi architettonici che, anche se magari non conosci di nome, hai sicuramente visto decine di volte. È una composizione elegante e molto riconoscibile, tipica dell’architettura rinascimentale, basata su un equilibrio chiaro tra pieni e vuoti.

Cos’è una serliana

Serliana

La serliana è una apertura tripartita composta da:

  • un arco a tutto sesto centrale, dominante
  • due aperture laterali rettangolari, più basse
  • colonne o pilastri che scandiscono e sorreggono l’insieme

Il risultato è una composizione fortemente simmetrica, basata su proporzioni classiche.

Le tre parti sono scandite da colonne o pilastri che danno ritmo e proporzione all’insieme.
L’effetto è quello di una facciata “in miniatura”: solenne ma ordinata, monumentale senza essere pesante.
La composizione è semplice e potente allo stesso tempo, capace di sintetizzare ordine, equilibrio e rappresentatività.

Il termine deriva da Sebastiano Serlio, architetto e teorico del Cinquecento, che codificò questo schema nei suoi celebri trattati di architettura contribuendo alla sua diffusione in tutta Europa.
Serlio non inventò la serliana, ma ne fissò le regole compositive, trasformandola in un vero e proprio modello replicabile, facilmente riconoscibile e adattabile a contesti diversi.

La variante palladiana

La serliana è spesso chiamata anche “finestra palladiana”, perché Andrea Palladio la utilizzò in modo magistrale, rendendola uno dei suoi segni distintivi. L’esempio più famoso è la Basilica Palladiana di Vicenza, dove la serliana diventa un vero e proprio modulo ripetuto, capace di dare unità e ritmo all’intero edificio.

Dove si usa

Nel corso del tempo la serliana è stata impiegata in molti contesti:

  • facciate di palazzi e ville, come elemento rappresentativo
  • logge e porticati, dove contribuisce alla scansione dello spazio
  • finestre monumentali, soprattutto in edifici storici e neoclassici

Anche in epoche successive, dal Neoclassicismo fino all’architettura ottocentesca, questo schema è stato ripreso e reinterpretato.

Perché è ancora attuale

La forza della serliana sta nella sua chiarezza compositiva: un elemento semplice, leggibile, basato su proporzioni classiche che funzionano ancora oggi. È un perfetto esempio di come l’architettura possa essere allo stesso tempo decorativa e strutturale, senza mai perdere equilibrio.


La serliana nel Rinascimento

Ordine e proporzione

Il Rinascimento è il periodo in cui la serliana raggiunge la sua forma più compiuta. Come abbiamo visto è soprattutto Andrea Palladio a farne un elemento centrale del proprio linguaggio.

  • Basilica Palladiana
    Qui la serliana diventa un modulo ripetuto, capace di ridisegnare l’intero involucro di un edificio preesistente. Un esempio didattico e iconico, in cui l’elemento non è decorazione ma struttura.
  • Villa Godi e Palazzo Thiene
    La serliana entra sia nell’architettura residenziale che in quella urbana, mantenendo sempre equilibrio e chiarezza compositiva.

In questa fase la serliana è sinonimo di razionalità classica, misura e controllo delle proporzioni.

Villa Giulia a Roma

La serliana a Villa Giulia è l’elegante loggia di Bartolomeo Ammannati che incornicia la vista sul ninfeo, un elemento chiave nel complesso scenografico della villa.

La loggia che apre sul cortile è un elemento scenografico fondamentale: guardando il prospetto interno verso il cortile principale si può riconoscere il principio della serliana come parte dell’orditura spaziale dell’arcata e dei passaggi. In altre parole:

  • Il motivo centrale ad arco con due aperture laterali crea una gerarchia visiva che incornicia la vista verso il giardino/ninfeo.
  • Questo schema si lega fortemente all’idea rinascimentale di scena teatrale e prospettiva, dove lo spazio architettonico diventa “quadro” o portale verso l’esterno.

La loggia di Villa Giulia non è semplicemente un corridoio coperto, ma una compagine architettonica pensata come macchina scenografica, e l’uso di una serliana contribuisce a questo effetto scenico, sia per l’equilibrio formale sia per la leggibilità degli spazi.


Manierismo e Barocco

Dalla regola alla scenografia

Con il Manierismo la rigidità rinascimentale inizia a sciogliersi. La serliana rimane riconoscibile, ma viene inserita in composizioni più complesse.

Palazzo Grimani di San Luca
Qui la serliana dialoga con un linguaggio più ricco e articolato.

Nel Barocco l’elemento diventa scenografico: le proporzioni si amplificano, le masse si fanno più plastiche, l’effetto visivo prevale sulla regola pura.


Neoclassicismo: la serliana come citazione colta

Tra XVIII e XIX secolo la serliana viene recuperata come simbolo di ordine e disciplina formale.

  • Architetture civili e istituzionali
  • Facciate simmetriche e finestre monumentali

In questo periodo la serliana non è più sperimentazione, ma richiamo consapevole alla tradizione classica e palladiana.


Ottocento eclettico: memoria e rappresentazione

Nell’Ottocento la serliana diventa parte del linguaggio storicista: lo storicismo è quell’atteggiamento per cui l’architettura riprende e rielabora stili del passato (classico, gotico, rinascimentale, barocco…) invece di crearne di nuovi.

Nell’Ottocento la serliana smette di essere un’invenzione “attiva” del progetto e diventa un segno riconoscibile del passato, usato consapevolmente per evocare uno stile storico.

  • palazzi neorinascimentali
  • edifici borghesi e pubblici
  • uso decorativo e simbolico

Qui l’elemento perde la sua funzione innovativa e diventa segno di prestigio, memoria visiva del passato.
“uso la serliana perché voglio che questo edificio sembri rinascimentale”


Architettura contemporanea

La serliana come idea

Nell’architettura contemporanea la serliana raramente viene riproposta in modo letterale. Scompaiono archi e colonne, ma resta il principio spaziale:

  • tripartizione
  • gerarchia del vuoto centrale
  • equilibrio tra pieni e vuoti

Un elemento senza tempo

La forza della serliana sta nella sua semplicità: uno schema chiaro, flessibile, leggibile. È un esempio perfetto di come un elemento architettonico possa attraversare secoli di storia trasformandosi, senza mai perdere identità.

Per questo la serliana resta uno strumento ideale per raccontare l’evoluzione dell’architettura, dal Rinascimento fino ai nostri giorni.



Novecento e contemporaneità

Una distinzione necessaria
Con il Novecento il rapporto con la storia cambia profondamente. Quando si parla di serliana in architettura moderna e contemporanea è quindi fondamentale fare una distinzione chiara.
La serliana, in senso proprio, è una forma architettonica codificata. Non tutte le composizioni tripartite possono essere definite tali.

Il concetto di Serliana nell’architettura contemporanea si basa sulla rilettura del classico motivo rinascimentale (arco centrale affiancato da aperture laterali architravate) non come mera decorazione, ma come struttura ritmica, modulare e funzionale, utilizzata per gestire diverse ampiezze di campate, creare continuità visiva, integrare elementi storici o definire paesaggi urbani, dimostrando la sua versatilità nel superare il passato e adattarsi alle esigenze moderne.


Il caso di Carlo Scarpa: un chiarimento

Il nome di Carlo Scarpa viene talvolta associato alla serliana, ma è importante precisare che Scarpa non utilizza mai la serliana come forma architettonica.

Nei suoi progetti non compaiono archi palladiani, non esiste una tripartizione classica dichiarata, non c’è citazione formale del Rinascimento.
In alcuni casi si può riconoscere un’organizzazione spaziale gerarchica, con un vuoto centrale dominante e elementi laterali subordinati. Si tratta però di una analogia concettuale, non di una ripresa formale.

Per questo motivo, in un contesto rigoroso, nelle architetture di Scarpa non esiste un esempio di serliana contemporanea, ma piuttosto rielabora principi compositivi della tradizione, senza mai trasformarli in citazione.


Il ritorno formale: il postmodernismo

La serliana sopravvive come struttura concettuale, capace di adattarsi a nuovi linguaggi e materiali.
Alcuni architetti, per esempio Aldo Rossi usano:

  • simmetria
  • tripartizione
  • centralità marcata

Senza mai disegnare la serliana, ma mantenendone la grammatica.

Il Bonnefantenmuseum

Il museo progettato da Aldo Rossi è situato in un ex quartiere industriale nella città di Maastricht, nel sud dei Paesi Bassi. In questa architettura contemporanea la serliana sopravvive come principio spaziale, non come elemento formale: centralità, gerarchia, ritmo tripartito, tradotti in linguaggio moderno.


Un altro esempio esplicito e pienamente legittimo della serliana nell’architettura postmoderna è quello di Ricardo Bofill con il complesso di Les Espaces d’Abraxas.

Qui la serliana è chiaramente riconoscibile:

  • arco centrale dominante
  • aperture laterali subordinate
  • composizione tripartita e simmetrica
  • uso modulare ripetuto sulle facciate

Il linguaggio e i materiali sono contemporanei, ma lo schema compositivo palladiano resta leggibile.

Nell’immagine la vista del teatro dall’arco nel quartiere Abraxas di Noisy-le-Grand (Seine-Saint-Denis).
Fotografia di Lucasdcrk su Wikipedia


Forma o principio?

Nel passaggio alla contemporaneità la serliana può essere letta in due modi:

  • come forma architettonica storicamente codificata
  • come principio compositivo astratto, basato su tripartizione e gerarchia

Solo nel primo caso si può parlare correttamente di serliana.


Tra grammatica dello spazio e forma costruttiva: serliana e arco siriaco

La serliana e l’arco siriaco possono sembrare simili perché condividono l’uso dell’arco, ma in realtà appartengono a due piani completamente diversi del progetto architettonico.
Come abbiamo visto la serliana nasce come uno schema compositivo complesso, in cui l’arco non è che una parte di un sistema più ampio: un’apertura centrale dominante, affiancata da due aperture laterali più contenute, separate da elementi verticali che costruiscono ritmo, proporzione e gerarchia. Il suo senso non sta tanto nella forma dell’arco, quanto nella relazione tra pieni e vuoti e nella centralità spaziale che organizza facciate e ambienti interni. È un dispositivo che ordina lo spazio, guida lo sguardo e stabilisce una gerarchia chiara tra gli elementi.

L’arco siriaco, invece, è una forma architettonica in sé compiuta, nata in ambito tardoantico e paleocristiano come soluzione strutturale per coprire un’apertura. Qui l’arco non fa parte di un sistema tripartito né costruisce una composizione gerarchica: è semplicemente il modo in cui viene risolta una soglia, una finestra o un passaggio. Il suo significato risiede nella tecnica costruttiva e nella tradizione formale da cui deriva, non nell’organizzazione dello spazio circostante.

In sintesi, mentre la serliana utilizza l’arco come uno degli strumenti per costruire un ordine spaziale più ampio, l’arco siriaco è l’oggetto stesso, una forma autonoma che non implica necessariamente una composizione complessa. La prima appartiene alla grammatica dell’architettura, il secondo al suo vocabolario.


Per concludere

La serliana dimostra una straordinaria capacità di attraversare il tempo, trasformandosi senza perdere identità.
Dal rigore rinascimentale di Palladio, alle citazioni postmoderne, questo elemento resta uno strumento privilegiato per comprendere il rapporto tra architettura, storia e progetto.