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Complesso per uffici a Piazzale Flaminio di Luigi Moretti

Un episodio conclusivo della ricerca morettiana

Il complesso per uffici di Luigi Moretti a Piazzale Flaminio, realizzato tra i primi anni Settanta e il 1973 in collaborazione con Carlo Zacutti, si configura come l’ultima opera romana dell’architetto e, proprio per questo, come una sorta di sintesi dei suoi temi progettuali più maturi. L’edificio si trova con grande precisione in Piazzale Flaminio 1, a Roma, a ridosso delle Mura Aureliane e in prossimità della Porta del Popolo e dell’accesso a Villa Borghese. L’edificio stabilisce fin da subito un dialogo serrato tra emergenze storiche e infrastrutture moderne, assumendo un ruolo di cerniera tra città storica e mobilità contemporanea

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Il tema del “doppio” come principio compositivo

In questo quadro, Moretti sviluppa consapevolmente il tema del “doppio”, già ricorrente nella sua ricerca, reinterpretando la memoria del lotto originario, un tempo occupato da due villini, come principio generatore dell’intero impianto. Ne deriva una composizione bipartita, costituita da due corpi gemelli che emergono sopra un basamento continuo, quasi a riproporre in chiave moderna una citazione della preesistenza, ma anche a costruire un equilibrio dinamico tra unità e duplicazione.

Tensioni plastiche e dinamiche percettive

Allo stesso tempo, la struttura manifesta una chiara tripartizione di ascendenza classica: un basamento trasparente su due livelli, trattato come attacco a terra e concluso da una cornice volutamente enfatica, sostiene i volumi superiori rivestiti in curtain wall, nei quali la struttura portante viene dichiarata in facciata attraverso una marcata scansione verticale. Questo dispositivo compositivo, tuttavia, non si limita a una rilettura funzionale del linguaggio moderno, ma introduce una tensione quasi barocca tra pieni e vuoti, tra elementi aggettanti e superfici arretrate, generando effetti percettivi di leggerezza e sollevamento dell’intero organismo.

Integrazione tra arte e architettura

Il coronamento, caratterizzato da elementi curvilinei appena aggettanti, pur senza raggiungere la forza plastica di altri lavori, introduce una vibrazione formale capace di catturare lo sguardo nel flusso veloce della viabilità circostante. Inoltre, tra i due corpi si inserisce la scultura organica di Claire Falkenstein,
che contribuisce a qualificare lo spazio intermedio come luogo simbolico e non semplicemente residuale, rafforzando quel dialogo tra arte e architettura che Moretti aveva già sperimentato in opere precedenti.

Una sintesi della ricerca morettiana

Infine, l’uso calibrato del colore e delle modanature, insieme alla verticalità accentuata dei prospetti, rivela un’attenzione quasi pittorica alla percezione dell’edificio, dove ogni elemento concorre a costruire una composizione complessa e stratificata. In tal senso, il complesso di Piazzale Flaminio non è soltanto un edificio per uffici, ma piuttosto un episodio conclusivo della ricerca morettiana, in cui modernità e memoria, rigore strutturale e tensione espressiva trovano un equilibrio sottile e consapevole.

Vedi anche: il complesso di Corso Italia a Milano di Luigi Moretti


Fotografie scattate nel mese di aprile 2025

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