Foster + Partners e l’architettura spaziale

Costruire sulla Luna utilizzando le risorse locali

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Categoria

Architettura spaziale

Pubblicato il

28 Luglio 2026

L’esplorazione dello spazio pone all’architettura problemi completamente diversi rispetto a quelli affrontati sulla Terra. L’assenza di atmosfera respirabile, le radiazioni cosmiche, le forti escursioni termiche e la difficoltà di trasportare materiali da costruzione rendono impossibile applicare semplicemente le tecniche costruttive tradizionali. Per questo motivo, negli ultimi anni numerosi enti di ricerca e studi di progettazione hanno sviluppato nuove strategie per realizzare habitat destinati alla Luna e a Marte.

Tra i protagonisti di questa ricerca figura Foster + Partners, studio internazionale fondato da Norman Foster, che in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha sviluppato alcuni dei progetti più avanzati dedicati all’architettura extraterrestre. Le proposte dello studio non rappresentano semplici esercizi teorici, ma affrontano problemi concreti legati alla costruzione, alla protezione degli astronauti e all’utilizzo delle risorse disponibili direttamente sul luogo.

Le nuove esigenze dell’architettura nello spazio

Realizzare un edificio sulla Terra significa poter contare su una rete consolidata di infrastrutture, materiali e manodopera. Nello spazio, invece, ogni elemento deve essere trasportato con un elevato costo economico ed energetico. Ogni chilogrammo inviato in orbita richiede infatti ingenti risorse, rendendo impraticabile il trasporto di grandi quantità di cemento, acciaio o altri materiali da costruzione.

Per questo motivo il progetto architettonico assume un ruolo diverso: l’obiettivo non è soltanto progettare uno spazio abitabile, ma sviluppare un sistema costruttivo capace di utilizzare le risorse presenti sul corpo celeste. Questo principio prende il nome di In-Situ Resource Utilization (ISRU) e costituisce uno dei fondamenti della futura architettura spaziale.

Il progetto Lunar Habitation

Uno dei progetti più noti sviluppati da Foster + Partners riguarda la realizzazione di una base permanente sulla Luna.
L’idea consiste nel trasportare dalla Terra soltanto un modulo abitativo gonfiabile, relativamente leggero e compatto durante il lancio. Una volta posizionato sulla superficie lunare, il modulo viene espanso fino a raggiungere le dimensioni necessarie per ospitare gli astronauti.

La protezione dell’edificio non viene però affidata a materiali trasportati dalla Terra. Intorno al modulo viene costruito un involucro utilizzando la regolite, il materiale che ricopre la superficie della Luna e formato da polveri, frammenti rocciosi e residui prodotti dagli impatti meteorici nel corso di miliardi di anni.
L’impiego della regolite consente di ridurre drasticamente il materiale da trasportare nello spazio, sfruttando invece una risorsa già disponibile sul luogo.


L’infografica rappresenta una ricostruzione illustrativa del principio costruttivo proposto da Foster + Partners nell’ambito delle ricerche sviluppate con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Non riproduce i rendering ufficiali del progetto, ma ne sintetizza il funzionamento a scopo divulgativo.


L’infografica illustra il principio costruttivo sviluppato da Foster + Partners nell’ambito di uno studio condotto in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per la realizzazione di futuri insediamenti umani sulla Luna. Il progetto affronta uno dei principali problemi dell’architettura spaziale: costruire edifici sicuri riducendo al minimo il materiale da trasportare dalla Terra.

L’idea alla base del progetto consiste nell’utilizzare un modulo abitativo gonfiabile, inviato dalla Terra già completo degli impianti essenziali, e proteggerlo successivamente con un involucro realizzato direttamente sulla superficie lunare mediante stampa 3D. Il materiale impiegato è la regolite, lo strato superficiale di polveri e frammenti rocciosi che ricopre la Luna, utilizzato come risorsa locale per ridurre costi e complessità delle missioni.

Le fasi del processo costruttivo

1. Trasporto del modulo abitativo
Il modulo viene lanciato dalla Terra in forma compatta per ridurre volume e massa durante il trasporto. Una volta raggiunta la superficie lunare viene posizionato nell’area destinata alla futura base.

2. Apertura e pressurizzazione
Il modulo viene aperto e gonfiato fino a raggiungere il volume abitabile previsto dal progetto. Gli ambienti interni risultano immediatamente utilizzabili dagli astronauti, ma necessitano ancora di un’adeguata protezione esterna.

3. Costruzione del guscio protettivo
Robot autonomi raccolgono la regolite presente sul suolo lunare e la utilizzano per realizzare, mediante stampa 3D, un involucro continuo attorno al modulo gonfiabile. La costruzione avviene senza un intervento diretto dell’equipaggio e può iniziare anche prima dell’arrivo degli astronauti.

4. Protezione dell’habitat
Il guscio in regolite costituisce una barriera contro le radiazioni cosmiche, i micrometeoriti e le forti escursioni termiche caratteristiche dell’ambiente lunare. La geometria della struttura è studiata per garantire resistenza meccanica utilizzando la minima quantità possibile di materiale.

5. Espansione della base
Una volta completato il primo modulo, altri elementi abitativi possono essere collegati tra loro per formare un insediamento più esteso. La costruzione modulare consente di ampliare progressivamente la base in funzione delle esigenze delle missioni future.

Un nuovo modo di costruire nello spazio

Il progetto rappresenta uno degli esempi più significativi di applicazione del principio ISRU (In-Situ Resource Utilization), che prevede l’impiego delle risorse disponibili direttamente sul corpo celeste anziché il loro trasporto dalla Terra. L’integrazione tra robotica, stampa 3D e progettazione parametrica apre nuove prospettive per l’architettura spaziale e costituisce un importante campo di ricerca per le future missioni di esplorazione della Luna e di Marte.


La stampa 3D come tecnica costruttiva

Per trasformare la regolite in un materiale da costruzione, Foster + Partners propone l’utilizzo della stampa 3D.

Robot autonomi depositano progressivamente il materiale secondo una geometria prestabilita fino a creare un guscio continuo che avvolge il modulo abitativo. Questa soluzione elimina la necessità di un cantiere tradizionale e permette di realizzare strutture complesse con un intervento umano minimo.

La costruzione additiva offre inoltre una notevole libertà progettuale, consentendo di adattare la forma dell’edificio alle condizioni ambientali e alle caratteristiche meccaniche del materiale disponibile.

Una struttura ispirata alla natura

L’involucro progettato da Foster + Partners non è costituito da una massa piena, ma da una struttura cellulare composta da elementi interconnessi.
Questa configurazione richiama le strutture presenti in natura, come il tessuto osseo, che combina leggerezza e resistenza attraverso una distribuzione ottimizzata del materiale. La geometria reticolare permette di ridurre il consumo di regolite mantenendo elevate prestazioni strutturali.

L’approccio dimostra come la progettazione parametrica e gli strumenti digitali possano contribuire a definire forme che rispondono contemporaneamente a esigenze statiche, costruttive e funzionali.

Protezione dalle condizioni estreme

Sulla Luna un edificio deve garantire la sopravvivenza degli occupanti in un ambiente estremamente ostile.
Lo spesso rivestimento in regolite svolge diverse funzioni contemporaneamente. Protegge gli astronauti dalle radiazioni cosmiche e dalle particelle provenienti dal Sole, riduce il rischio causato dall’impatto di micrometeoriti e contribuisce a limitare gli effetti delle forti variazioni di temperatura che caratterizzano il ciclo giorno-notte lunare.

Il guscio esterno rappresenta quindi un elemento essenziale dell’architettura e non un semplice rivestimento protettivo.

La forma come risposta strutturale

Nel progetto di Foster + Partners la forma dell’edificio deriva principalmente dalle esigenze costruttive e strutturali. Le superfici curve consentono infatti di distribuire più uniformemente le sollecitazioni e di lavorare prevalentemente a compressione, condizione particolarmente favorevole per materiali ottenuti mediante stampa 3D.
L’architettura assume così un carattere fortemente prestazionale: la geometria non nasce da scelte formali autonome, ma rappresenta la conseguenza diretta delle condizioni ambientali e delle tecnologie disponibili.

Il progetto per Marte

Le stesse strategie sono state successivamente estese anche alla progettazione di habitat destinati a Marte.
In questo caso l’idea prevede che la costruzione avvenga prima dell’arrivo dell’equipaggio umano. Robot autonomi raggiungono il pianeta, preparano il sito, installano i moduli abitativi e realizzano le strutture protettive utilizzando la regolite marziana.
Quando gli astronauti arriveranno sul pianeta, troveranno una base già funzionante e pronta per essere utilizzata, riducendo notevolmente i rischi associati alle prime fasi della missione.

Il ruolo della robotica

Uno degli aspetti più innovativi dei progetti di Foster + Partners riguarda il rapporto tra architettura e robotica.
Il processo costruttivo viene concepito come una sequenza automatizzata nella quale i robot eseguono attività di rilievo, preparazione del terreno, movimentazione dei materiali e stampa delle strutture.

L’architetto non progetta solamente la forma dell’edificio, ma definisce anche le modalità con cui questo verrà costruito, per esempio:

  • la sequenza costruttiva;
  • i movimenti dei robot;
  • le strategie di assemblaggio;
  • l’utilizzo delle risorse locali.

È una concezione molto vicina alla robotic architecture e alla digital fabrication, oggi temi centrali nella ricerca architettonica.
Il progetto comprende quindi l’organizzazione dell’intero processo produttivo, anticipando scenari che potrebbero trovare applicazione anche nell’edilizia terrestre.

Un laboratorio per l’architettura del futuro

Le ricerche sviluppate da Foster + Partners dimostrano come l’architettura spaziale rappresenti oggi un importante laboratorio di sperimentazione.

Tecnologie come la stampa 3D, la progettazione parametrica, l’automazione dei cantieri e l’utilizzo di materiali reperiti direttamente sul luogo potrebbero contribuire anche all’evoluzione delle costruzioni sulla Terra, rendendo i processi più efficienti e riducendo il consumo di risorse.

In questo senso, i progetti per la Luna e per Marte non costituiscono soltanto una risposta alle esigenze delle future missioni spaziali, ma offrono nuove prospettive per il modo stesso di progettare e costruire.

Conclusioni

I progetti sviluppati da Foster + Partners segnano un passaggio significativo nell’evoluzione dell’architettura spaziale. L’utilizzo della regolite come materiale da costruzione, la stampa 3D, la robotica e l’impiego delle risorse locali definiscono un approccio progettuale profondamente diverso rispetto all’edilizia tradizionale.

L’architettura diventa un sistema capace di adattarsi a condizioni ambientali estreme, integrando ricerca tecnologica, ingegneria e progettazione. Sebbene molte di queste soluzioni siano ancora in fase sperimentale, esse rappresentano oggi uno dei riferimenti più concreti per immaginare la realizzazione dei futuri insediamenti umani sulla Luna e su Marte.


L’immagine di copertina rappresenta la costruzione di una base lunare a cupole multiple, basata sul concetto di stampa 3D. Credit: ESA/Foster + Partners