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Fontana di Esculapio a Villa Borghese

Un dispositivo paesaggistico per segnare il passaggio tra il grande parco aristocratico e la città

La cosiddetta Fontana del Fiocco, nota anche come Fontana di Esculapio, si trova nel settore settentrionale di Villa Borghese, presso il Piazzale del Fiocco, lungo l’asse che conduce verso Piazzale Flaminio. L’opera fu realizzata tra il 1830 e il 1834 su progetto dell’architetto e archeologo Luigi Canina, nell’ambito degli interventi di riorganizzazione paesaggistica della villa promossi dalla famiglia Borghese nel corso dell’Ottocento, quando il parco venne progressivamente collegato ai terreni acquisiti verso l’area di Porta del Popolo e ridefinito attraverso nuovi percorsi e fondali scenografici. In questo contesto la fontana fu concepita soprattutto come elemento di chiusura prospettica e di quinta monumentale all’estremità del lungo viale alberato che conduceva verso l’ingresso urbano della villa (l'ingresso monumentale su Piazzale Flaminio), secondo una logica compositiva tipica del giardino romantico ottocentesco.

Vedi anche: Il Laghetto e il Tempio di Esculapio

La Fontana di Esculapio come quinta monumentale

Dal punto di vista formale l’opera si configura come una composizione complessa che unisce elementi architettonici e naturalistici. Il basamento è costituito da un articolato sistema di rocce artificiali disposto a formare una sorta di scogliera circolare che definisce un bacino d’acqua irregolare. Questo uso della roccaglia, molto diffuso nei giardini paesaggistici dell’Ottocento, contribuisce a creare un effetto naturalistico e pittoresco, nel quale l’architettura appare emergere da un contesto quasi spontaneo. Sopra questo impianto roccioso si imposta l’elemento architettonico principale della fontana, costituito da un arco in muratura di chiara impostazione classicheggiante, concepito come un piccolo arco trionfale a un solo fornice.

All’interno dell’arco era collocata originariamente la statua del dio della medicina Esculapio, dalla quale deriva uno dei nomi con cui la fontana è conosciuta. Ai lati del fornice, addossate ai pilastri, erano disposte due statue femminili provenienti dalle collezioni scultoree della villa, tradizionalmente identificate con la cosiddetta Filatrice e con Giunone; gli originali sono stati sostituiti nel corso del tempo con copie, mentre le sculture antiche sono oggi conservate presso il Museo Pietro Canonica. L’attico dell’arco è coronato da un’aquila realizzata in cocciopesto che allude allo stemma araldico della famiglia Borghese e rafforza il carattere celebrativo dell’intero apparato decorativo.

Vedi anche: il Museo Pietro Canonica

I giochi d'acqua

Davanti all’arco, al centro della composizione, si eleva su un secondo affioramento roccioso una vasca marmorea circolare dalla quale scaturisce uno zampillo d’acqua. In origine il getto era particolarmente vigoroso e scenografico, tanto da produrre una forma simile a un fiocco o a una nuvola d’acqua. L’acqua, combinata con l’articolazione delle rocce artificiali e con la presenza dell’architettura classicheggiante, contribuisce a creare una scena paesaggistica fortemente teatrale, nella quale la fontana assume il ruolo di fulcro visivo e simbolico del luogo.

Conclusione

La Fontana di Esculapio rappresenta un significativo esempio della cultura architettonica e paesaggistica della Roma ottocentesca. L’intervento di Luigi Canina combina infatti il riferimento all’architettura antica con un linguaggio pittoresco tipico del giardino romantico, dove roccaglie artificiali, sculture e dispositivi idraulici concorrono alla costruzione di un episodio scenografico. La fontana si configura quindi non solo come elemento ornamentale, ma come vero e proprio dispositivo paesaggistico, destinato a segnare il passaggio tra il grande parco aristocratico e la città, e a trasformare l’ingresso alla villa in una sequenza visiva di forte impatto monumentale.


Foto scattate nel mese di Giugno 2025

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