Deutsche Architekturmuseum
(DAM) - La casa nella casa di Oswald Mathias Ungers
Il Deutsches Architekturmuseum (DAM) si trova sulla riva meridionale del Meno, lungo lo Schaumainkai, nel sistema museale del Museumsufer di Francoforte. Inaugurato nel 1984 come primo museo di architettura della Germania, occupa una villa del 1912 trasformata tra il 1979 e il 1984 su progetto di Oswald Mathias Ungers. L’edificio assume un ruolo particolare rispetto alla funzione che ospita: non costituisce soltanto la sede del museo, ma diventa esso stesso uno strumento per rappresentare alcuni principi fondamentali dell’architettura.
La trasformazione della villa
Per realizzare il museo, Ungers interviene in modo radicale sull’edificio preesistente. Della villa vengono mantenuti essenzialmente i muri perimetrali, mentre l’interno viene svuotato per accogliere una nuova struttura. La necessità di adeguare l’edificio alle funzioni museali diventa così l’occasione per costruire un sistema spaziale autonomo all’interno dell’involucro storico.
La villa rimane riconoscibile verso lo Schaumainkai, mentre all’interno cambia completamente la logica distributiva. Il progetto lavora sulla sovrapposizione di strutture e scale differenti. Il vecchio edificio contiene la nuova architettura e questa, a sua volta, genera stanze, percorsi, affacci e spazi espositivi.
Il contrasto tra preesistenza e nuovo intervento non viene quindi eliminato. Ungers lo utilizza come parte del progetto, rendendo leggibili le diverse componenti dell’edificio.
La “casa nella casa”
Il centro concettuale del Deutsches Architekturmuseum è la Haus im Haus, la “casa nella casa”. Ungers inserisce all’interno della villa una seconda costruzione, basata su una pianta quadrata di cinque metri per cinque. La sua forma si sviluppa verticalmente attraversando i diversi livelli del museo.

Nel piano interrato quattro pilastri individuano il centro dell’auditorium. Salendo, la struttura diventa progressivamente più definita. I pilastri si trasformano in pareti, compaiono aperture, porte e finestre, fino al volume conclusivo con il tetto a due falde.
La forma elementare della casa viene così ricostruita attraverso una sequenza di elementi architettonici. Il visitatore può osservarla da quote differenti, attraversarla e muoversi negli spazi che la circondano.
La Haus im Haus permette inoltre di rappresentare l’architettura in scala reale all’interno di un museo che, per sua natura, espone prevalentemente disegni, modelli e documenti.
La stessa sede diventa quindi parte del contenuto museale.
Il principio richiama anche una successione di scale: dalla stanza alla casa, dalla casa all’edificio e, idealmente, dall’edificio alla città.
Geometria, percorsi e luce
La geometria costituisce uno degli strumenti principali utilizzati da Oswald Mathias Ungers per organizzare gli spazi. Quadrati, rettangoli, aperture regolari e strutture ortogonali ricorrono nei diversi livelli e stabiliscono relazioni visive tra ambienti separati.
Attorno alla Haus im Haus si sviluppano gallerie e percorsi che consentono di osservare lo spazio centrale da posizioni differenti. Le aperture nelle pareti mettono in comunicazione visiva sale, corridoi e vuoti verticali, rafforzando la percezione della profondità dell’edificio.
Anche la luce partecipa direttamente alla definizione degli ambienti. Le coperture vetrate illuminano dall’alto diversi settori del museo e rendono evidente la successione delle strutture. La luce naturale cambia inoltre durante la giornata, producendo ombre nette sulle superfici prevalentemente bianche.
L’ampliamento verso il giardino
Il progetto non riguarda soltanto l’interno della villa. Sul retro si sviluppa un ampliamento a un solo livello destinato agli spazi espositivi. L’intero corpo è delimitato da percorsi coperti da tetti vetrati a due falde, mentre la grande sala espositiva riceve luce dall’alto attraverso una copertura luminosa. Sul fondo, una sequenza di piccoli cortili conclude l’organizzazione del piano terra.
In questa parte dell’edificio diventa particolarmente evidente il rapporto tra interno ed esterno. Superfici vetrate, percorsi coperti e vegetazione introducono il giardino all’interno della percezione degli spazi museali.
La diversa caratterizzazione delle superfici contribuisce inoltre a distinguere le parti del complesso. Il bianco delle strutture interne si alterna alle tonalità rosso-brune di alcune pareti e pavimentazioni, mentre le grandi vetrate introducono luce e viste sulla vegetazione.
Un museo che espone anche la propria architettura
Il DAM nasce quindi dall’incontro tra una costruzione esistente e un nuovo sistema architettonico. Ungers non cerca di ricostruire l’organizzazione originaria della villa, ma utilizza il suo involucro come limite entro il quale sviluppare un nuovo ordine spaziale.
La Haus im Haus concentra questo principio in una forma immediatamente riconoscibile. Stanze, aperture, gallerie, vuoti verticali e coperture compongono una sequenza che accompagna il visitatore attraverso l’edificio. L’architettura del museo diventa così parte dell’esperienza espositiva e permette di osservare direttamente rapporti di scala, proporzione, struttura e luce.
La galleria fotografica
La galleria fotografica documenta gli spazi interni del Deutsches Architekturmuseum e i percorsi che collegano i diversi ambienti del museo. Particolare attenzione è dedicata alla “casa nella casa” di Oswald Mathias Ungers, ripresa da differenti quote e punti di vista, e alla geometria che definisce aperture, passaggi e spazi espositivi. Le immagini approfondiscono inoltre il ruolo della luce naturale e delle coperture vetrate, il rapporto tra gli ambienti museali e il giardino interno e il contrasto tra superfici, materiali e colori che rende leggibili le diverse parti dell’intervento.
Scheda sintetica dell’opera
| Nome opera: | Deutsche Architekturmuseum (DAM) |
| Anno di realizzazione: | 1984 |
| Progettista: | Oswald Mathias Ungers |
| Collocazione: | Francoforte sul Meno |
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Fotografie scattate nel mese di giugno 2026