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Casa Cooperativa Astrea di Luigi Moretti

Un laboratorio di ricerca formale nel quartiere Gianicolense a Roma

La Casa della Cooperativa Astrea, progettata da Luigi Moretti tra il 1947 e il 1951 nel quartiere Gianicolense a Roma, si colloca in un momento cruciale della ricostruzione postbellica, quando il tema dell’abitazione collettiva diventa terreno di sperimentazione architettonica e sociale. In questo contesto, Moretti affronta un edificio residenziale apparentemente ordinario trasformandolo, invece, in un laboratorio di ricerca formale e spaziale.

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Il lotto irregolare come occasione progettuale

L’impianto nasce da una condizione non semplice: il lotto irregolare e l’esposizione sfavorevole. Proprio a partire da questi vincoli, il progetto si struttura secondo una logica attenta e quasi strategica.
Il fronte principale si presenta infatti chiuso e compatto, mentre gli affacci laterali e interni si aprono verso le zone meglio esposte al sole. In questo modo, gli spazi di soggiorno e le camere da letto vengono orientati verso la luce, mentre scale, cucine e servizi - ad eccezione di due per piano - si dispongono sul lato meno favorevole, quasi a costituire un filtro climatico.

La facciata come dispositivo plastico

È però nella composizione dei prospetti che emerge con maggiore evidenza la ricerca di Moretti.
La facciata principale non è un semplice piano, ma una sorta di membrana plastica che si piega, si apre e si ispessisce, generando logge, rientranze e tagli verticali. In particolare, il sistema delle “ali” della facciata consente di recuperare un orientamento migliore attraverso una forte articolazione volumetrica.
Ne deriva un linguaggio dinamico, fatto di aggetti e arretramenti, che rompe la monotonia dell’edilizia corrente e costruisce un gioco sofisticato di luci e ombre.

Proprio su questo aspetto Moretti insiste esplicitamente, sottolineando come l’architettura dell’Astrea rappresenti “un fatto nuovo come forma”, capace di elevare una costruzione economica a un’intensità espressiva inattesa attraverso il controllo dei rapporti spaziali e dell’alternanza tra luce e ombra.

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Il valore della ricerca nell'opera di Luigi Moretti

Di conseguenza, la Casa Astrea non può essere letta solo come un episodio della tipologia della palazzina romana, ma come un passaggio fondamentale nella ricerca morettiana sull’abitare: un’opera in cui vincoli tecnici, esigenze economiche e ambizioni formali convergono in una sintesi complessa.
E, proprio per questo, pur restando meno celebre rispetto ad altri progetti come il Girasole, conserva un valore emblematico, perché dimostra come anche nell’edilizia ordinaria sia possibile raggiungere un alto livello di qualità architettonica.

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Fotografie scattate nel mese di marzo 2026

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