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Arco romano di Settimio Severo a Villa Borghese

Una citazione colta dell'antico nel percorso scenografico di Villa Borghese

All’interno di Villa Borghese, tra i numerosi episodi architettonici disseminati nel parco, alcuni elementi monumentali furono realizzati soprattutto tra Sette e Ottocento con l’intento di evocare l’antichità romana più che di riprodurla fedelmente. In particolare, l’arco progettato da Luigi Canina, l'Arco romano di Settimio Severo, si inserisce in un più ampio programma paesaggistico che mirava a trasformare la villa in un “museo all’aperto”.

L’arco come citazione dell’antichità classica

L’Arco romano di Settimio Severo a Villa Borghese è uno degli elementi più significativi della trasformazione ottocentesca della villa, in cui il linguaggio dell’antichità romana viene consapevolmente rielaborato in chiave scenografica. Collocato presso il margine del Giardino del Lago, fu progettato nel 1827 dall’architetto Luigi Canina con la funzione di accesso monumentale verso le nuove espansioni del parco, segnando così un punto di passaggio tra lo spazio interno della villa e il contesto urbano circostante.

Luigi Canina e la rilettura neoclassica

In questo senso, l’arco non è una struttura antica, bensì una costruzione neoclassica che si ispira esplicitamente ai modelli dell’architettura imperiale romana, reinterpretandone le proporzioni e il valore simbolico. Tuttavia, mentre l’arco antico nasce come monumento celebrativo legato a precise vittorie militari e a una funzione propagandistica, quello di Villa Borghese assume piuttosto un carattere evocativo e paesaggistico, inserendosi armonicamente nel disegno complessivo del giardino.

Il richiamo simbolico a Settimio Severo

D’altra parte, il riferimento al nome di Settimio Severo richiama uno dei più celebri archi trionfali della Roma imperiale, eretto nel 203 d.C. nel Foro per commemorare le campagne contro i Parti e caratterizzato dalla tipica struttura a tre fornici, rivestita in marmo e arricchita da rilievi narrativi di grande complessità. Proprio questa tradizione, fondata sull’unione tra tecnica costruttiva, decorazione scultorea e celebrazione politica, viene qui ripresa in forma semplificata e idealizzata.

Tra memoria storica e reinterpretazione moderna

Di conseguenza, l’arco di Villa Borghese può essere interpretato come una citazione colta dell’antico. Esso testimonia come, tra XVIII e XIX secolo, l’architettura dei giardini aristocratici utilizzasse il repertorio classico non tanto per riprodurre fedelmente il passato, quanto per evocarlo e renderlo parte integrante di un’esperienza estetica e culturale più ampia.

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