Mobilità dolce e micro-infrastrutture
Progettazione urbanistica per pedoni e ciclisti
Nel corso degli ultimi anni la mobilità dolce sta assumendo un ruolo strategico nella pianificazione urbana, e si sta affermando come risposta concreta alle sfide ambientali, sanitarie e sociali delle città contemporanee.
Le politiche europee e nazionali infatti spingono sempre di più verso la riduzione delle emissioni, la riqualificazione ambientale e la promozione di una mobilità ecosostenibile, ed è proprio in quest’ottica che pedoni e ciclisti tornano al centro delle tecniche di progettazione, rendendo necessario lo sviluppo di nuove logiche di spazio pubblico e micro-infrastrutture dedicate.
Progettare per la mobilità dolce però non significa solo realizzare piste ciclabili o marciapiedi: vuol dire disegnare un sistema coerente, sicuro e attrattivo, capace di incentivare l’uso quotidiano di mezzi non motorizzati e restituire alla città una dimensione vivibile.
Analizziamo gli elementi tecnici e progettuali fondamentali per sviluppare infrastrutture realmente funzionali ad una mobilità sostenibile e integrata.
Cos’è la mobilità dolce: definizione e quadro normativo
La mobilità dolce comprende tutte le modalità di spostamento non motorizzate, attive e sostenibili: camminare, andare in bicicletta, usare monopattini elettrici e altre micro-mobilità leggere.
A livello normativo europeo, con la Strategia per una mobilità sostenibile e intelligente (EU Strategy for Sustainable and Smart Mobility) – adottata dalla Commissione nel dicembre 2020 ed entrata in attuazione dal 2021 – è stato definito un piano d’azione articolato con traguardi da raggiungere entro il 2030 e il 2050.
Tra gli obiettivi principali: almeno 30 milioni di veicoli ad emissioni zero in circolazione entro il 2030, 100 città europee climate-neutral, e il potenziamento dell’intermodalità per ridurre l’uso dell’auto privata e promuovere modalità di trasporto attive e collettive.
In Italia, lo strumento centrale per la pianificazione della mobilità sostenibile è il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile), disciplinato dal DM n. 397/2017, che ne ha reso obbligatoria l’adozione per tutte le città metropolitane. Col DM n. 396/2019 la normativa è stata poi aggiornata e integrata, con estensione dell’obbligo a tutti i comuni sopra i 100.000 abitanti.
Il PUMS deve definire in particolare una strategia di lungo termine per l’intero sistema di mobilità, con l’obiettivo di migliorare l’accessibilità urbana e ridurre l’impatto ambientale, sociale ed economico degli spostamenti.
A queste si affiancano ulteriori disposizioni normative, come:
- Il Piano Generale della Mobilità Ciclistica 2022–2024, approvato dal MIT nel 2022, che stabilisce obiettivi, criteri di priorità e standard tecnici per lo sviluppo della ciclabilità urbana ed extraurbana;
- Le Linee guida per la redazione dei Biciplan, che forniscono indicazioni operative ai comuni per la progettazione e realizzazione di reti ciclabili continuative e coerenti;
- I finanziamenti previsti dal PNRR, in particolare nella Missione 2, Componente 2, Investimento 4.1, che dispone lo stanziamento di 200 milioni di euro per ciclovie urbane (di cui 150 milioni dal Recovery Fund) e 400 milioni per ciclovie turistiche (di cui 250 milioni da fondi europei), con completamento previsto entro il 2026.
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Principi di progettazione per pedoni e ciclisti
Progettare spazi nell’ottica della mobilità dolce per pedoni e ciclisti richiede una visione coerente e fondata su cinque principi cardine: sicurezza, accessibilità, continuità, attrattività e comfort.
I marciapiedi devono garantire almeno 1,50 m di larghezza minima e superfici regolari, senza ostacoli, pensati anche per chi soffre di disabilità motoria. Le intersezioni vanno risolte con precedenze ben visibili, dissuasori di velocità e attraversamenti rialzati.
Le piste ciclabili invece devono essere preferibilmente in sede propria, con larghezza minima di 2,50 m a doppio senso. Ulteriori elementi essenziali per garantire sicurezza e fruibilità riguardano l’impiego di segnaletica verticale e orizzontale chiara, una buona illuminazione e materiali drenanti e antiscivolo. Le curve devono avere raggi ampi per la visibilità, e l’angolo di inclinazione del manto stradale non dovrebbe superare il 5%.
Si punta inoltre a favorire l’adozione di un design integrato con il contesto urbano (attraverso arredi, verde, pavimentazioni e ombreggiature) al fine di rendere gli spazi ciclabili e pedonali più attrattivi e fruibili, e ridurre l’utilizzo dell’auto privata.
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Micro-infrastrutture: come si integrano al tessuto urbano
Le micro-infrastrutture rappresentano l’insieme di dispositivi e servizi che supportano l’utilizzo quotidiano della mobilità dolce.
In ambito ciclistico, le micro-infrastrutture comprendono:
- Rastrelliere sicure;
- Stalli per biciclette (coperti e illuminati);
- Ciclostazioni;
- Colonnine per riparazioni rapide;
- Rastrelliere intelligenti con ricarica e controllo accessi;
- Percorsi ben segnalati.
Per i pedoni invece si parla di:
- Panchine;
- Fontanelle;
- Punti d’ombra;
- Segnaletica tattile e sonora;
- Connessioni dirette con i trasporti pubblici.
La progettazione delle micro-infrastrutture deve avvenire in un’ottica di rete, non come elementi isolati. Le fermate del trasporto pubblico, le scuole, i centri sportivi, i mercati e gli uffici pubblici devono diventare nodi connessi di una rete intermodale dolce.
In tema di sicurezza è fondamentale inoltre integrare sensori, illuminazione intelligente e sistemi di videosorveglianza, che tendono a rafforzare la percezione di accessibilità ed incrementare l’utilizzo delle micro-infrastrutture, soprattutto nelle ore serali.
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Mobilità dolce e resiliente: sfide future della progettazione
La sfida principale che i progettisti sono chiamati ad affrontare riguarda l’ideazione di infrastrutture che siano soprattutto resilienti e capaci di rispondere alla crescente complessità urbana, al cambiamento climatico e alle transizioni digitali.
La permeabilità del suolo, l’utilizzo di materiali riciclati, la gestione intelligente dei flussi, la raccolta dati tramite sensoristica IoT e l’integrazione di Digital Twins sono, ad oggi, elementi chiave per la progettazione della mobilità dolce, che rappresenta ormai una componente centrale dell’urbanistica contemporanea.
Nel corso dei prossimi decenni, ogni infrastruttura leggera dovrà essere trasformata in un nodo attivo del sistema urbano, capace non solo di connettere, ma di generare dati, regolare flussi e dialogare in tempo reale con lo spazio costruito e con quello naturale.
Il compito principale del progettista, insomma, sarà quello di dare forma a spazi che restituiscano alle persone la libertà di muoversi in sicurezza, comodità e armonia con l’ambiente.
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