Entasi

Rigonfiamento dato alla colonna ad un terzo inferiore della sua altezza. L’entasi fu molto accentuata nello stile barocco.

Tempio di Atena a Paestum

Definizione e funzione nella colonna classica

L’entasi è una lieve variazione del profilo verticale del fusto di una colonna, ottenuta mediante un rigonfiamento progressivo e controllato che interrompe la semplice rastremazione rettilinea. È una caratteristica particolarmente associata all’architettura greca e, soprattutto, all’ordine dorico, anche se il principio compare con modalità differenti in altri ordini e nella successiva tradizione classica.

L’entasi non deve essere interpretata come un semplice aumento uniforme del diametro della colonna. Il fusto presenta una curva molto delicata: partendo dalla base, il diametro può aumentare leggermente o diminuire con maggiore lentezza, per poi ridursi progressivamente verso il capitello. Questa correzione contribuisce alla percezione della colonna come elemento continuo e proporzionato e costituisce uno degli esempi più significativi del controllo geometrico e visivo sviluppato nell’architettura classica.

Caratteristiche dell’entasi

La caratteristica fondamentale dell’entasi è la curvatura estremamente lieve del profilo del fusto.

Una colonna classica non presenta necessariamente due lati perfettamente rettilinei convergenti verso l’alto. Il suo profilo può essere costruito attraverso una variazione continua del diametro, con una zona di maggiore espansione generalmente collocata nella parte inferiore del fusto.

L’effetto è molto contenuto e spesso difficile da riconoscere osservando una singola colonna frontalmente. Diventa più evidente attraverso un rilievo geometrico preciso o osservando il profilo della colonna rispetto a una linea verticale.

L’entasi lavora insieme alla rastrematura, cioè alla progressiva riduzione del diametro del fusto verso l’alto. I due fenomeni sono collegati ma non coincidono: la rastrematura descrive la diminuzione complessiva della sezione, mentre l’entasi riguarda la particolare curvatura con cui questa variazione viene realizzata.

Entasi e rastrematura

La distinzione tra entasi e rastrematura è fondamentale.

Una colonna rastremata presenta un diametro inferiore nella parte superiore rispetto a quella inferiore. Se la variazione avvenisse semplicemente lungo due generatrici rettilinee, il fusto avrebbe un profilo sostanzialmente conico.

Con l’entasi, invece, il profilo assume una curvatura convessa molto lieve. La diminuzione del diametro non procede quindi secondo una semplice linea retta.

In termini schematici:

rastrematura = riduzione del diametro verso l’alto

entasi = curvatura controllata del profilo durante tale variazione

Una colonna può quindi essere rastremata senza possedere necessariamente un’entasi significativa. Nell’architettura greca i due accorgimenti vengono invece spesso combinati per ottenere un preciso risultato proporzionale e visivo.

Rappresentazione grafica dell’entasi: la lieve curvatura del fusto della colonna a confronto con un profilo a rastrematura rettilinea. Elaborazione grafica con AI © Archweb.com



L’entasi nell’architettura greca

L’entasi raggiunge una delle sue applicazioni più raffinate nell’architettura templare greca.

Le colonne doriche presentano generalmente fusti robusti, scanalati e progressivamente rastremati verso il capitello. La presenza dell’entasi modifica leggermente questa geometria e impedisce che il profilo venga percepito come una semplice linea inclinata.
Il fenomeno è presente con intensità differenti nei diversi periodi. Nell’architettura greca arcaica il rigonfiamento può risultare più evidente; durante il periodo classico tende invece a essere controllato con maggiore sottigliezza.

Uno degli esempi più conosciuti è rappresentato dalle colonne del Partenone di Atene, dove l’entasi fa parte di un sistema più ampio di variazioni geometriche che interessano diversi elementi dell’edificio.

Le correzioni ottiche dell’architettura greca

L’entasi viene frequentemente descritta come una correzione ottica, cioè come un accorgimento introdotto per contrastare possibili deformazioni percettive della colonna.
Secondo questa interpretazione, un fusto perfettamente rettilineo e rastremato potrebbe apparire leggermente concavo o eccessivamente sottile nella parte centrale. La curvatura convessa compenserebbe questa impressione.

Questa spiegazione è molto diffusa, ma è opportuno non ridurre l’entasi esclusivamente a un espediente ottico. Il fenomeno può essere interpretato anche come parte di una più generale ricerca di proporzione, continuità geometrica ed espressione plastica della colonna.

Nei templi greci, infatti, diverse parti apparentemente rettilinee presentano variazioni molto sottili. Nel Partenone, ad esempio, anche lo stilobate e altri elementi orizzontali presentano curvature, mentre le colonne mostrano variazioni nell’inclinazione e negli interassi.

L’architettura risulta quindi regolata non soltanto da figure geometriche astratte, ma anche da aggiustamenti destinati alla percezione complessiva dell’edificio.

Come si costruisce geometricamente l’entasi

La realizzazione dell’entasi richiede il controllo progressivo del diametro del fusto lungo la sua altezza.

Il profilo non viene definito mediante un unico rigonfiamento localizzato, ma attraverso una curva continua. La posizione del diametro massimo e l’intensità della curvatura possono variare in relazione all’ordine, al periodo storico e alle proporzioni della colonna.

Nella pratica storica sono stati sviluppati differenti procedimenti geometrici per determinare questa curva. Anche i trattati di architettura della tradizione classica hanno affrontato il problema della rastrematura e della costruzione del profilo delle colonne.

La variazione deve comunque essere sufficientemente contenuta da non trasformare il fusto in una forma evidentemente bombata. L’effetto caratteristico dell’entasi deriva proprio dalla gradualità della variazione.

Entasi e scanalature

Nelle colonne degli ordini classici il profilo determinato dall’entasi deve essere coordinato con le scanalature verticali del fusto.

Le scanalature seguono infatti la variazione della sezione della colonna e contribuiscono a renderne leggibile la verticalità. Il loro andamento deve quindi adattarsi contemporaneamente alla rastrematura e alla curvatura del fusto.

Nell’ordine dorico le scanalature si incontrano generalmente formando spigoli vivi, mentre negli ordini ionico e corinzio sono normalmente separate da sottili fasce piane.

L’alternanza tra superfici illuminate e zone d’ombra prodotta dalle scanalature rafforza la percezione della forma cilindrica e rende particolarmente delicato il rapporto tra luce, profilo ed entasi.

Origini e sviluppo storico

La progressiva definizione dell’entasi accompagna lo sviluppo degli ordini architettonici greci.

Negli edifici arcaici le proporzioni delle colonne sono generalmente più massicce e il rigonfiamento del fusto può risultare maggiormente percepibile. Con l’evoluzione dell’architettura classica, la curvatura tende a diventare più sottile e integrata nel sistema proporzionale dell’edificio.

L’architettura romana riprende gli ordini greci e ne rielabora proporzioni e regole. Il principio della variazione del diametro del fusto continua quindi a essere utilizzato, anche attraverso criteri codificati dalla trattatistica.

Durante il Rinascimento, lo studio delle architetture antiche e del trattato di Vitruvio porta a una nuova attenzione verso le proporzioni degli ordini. Architetti e teorici elaborano propri sistemi geometrici per definire rastrematura ed entasi delle colonne.

Il principio continua successivamente nella tradizione classicista, barocca e neoclassica, diventando parte del repertorio geometrico degli ordini architettonici.

Entasi e ordini architettonici

L’entasi è particolarmente evidente e conosciuta nell’ordine dorico, ma il controllo del profilo del fusto non è esclusivo di questo ordine.

Anche colonne ioniche, corinzie e appartenenti alla successiva tradizione romana possono presentare variazioni progressive del diametro. Cambiano tuttavia le proporzioni complessive, il rapporto tra altezza e diametro e il trattamento della superficie.

La colonna dorica, generalmente più robusta, rende particolarmente leggibile il rapporto tra entasi e rastrematura. Negli ordini caratterizzati da colonne più snelle, la variazione può risultare visivamente ancora più delicata.

Per questo motivo l’entasi deve essere considerata all’interno del sistema proporzionale dell’intera colonna, e non come una misura applicabile indistintamente a qualsiasi ordine.

Entasi e percezione della colonna

Dal punto di vista compositivo, l’entasi contribuisce a evitare che la colonna venga percepita come un semplice solido geometrico.

La lieve curvatura introduce una variazione quasi impercettibile che rende il profilo più continuo. La colonna mantiene una forte verticalità, ma il suo diametro cambia gradualmente lungo l’altezza.

La luce contribuisce a rendere percepibile questa geometria. Sulle colonne scanalate, in particolare, le variazioni di luce e ombra cambiano leggermente in funzione della sezione e della curvatura del fusto.

L’entasi dimostra quindi come nell’architettura classica anche variazioni dimensionali molto piccole possano contribuire alla percezione complessiva delle proporzioni.

L’entasi come principio compositivo

L’importanza dell’entasi va oltre la forma della singola colonna. Nei templi greci essa appartiene a un sistema nel quale geometria teorica e percezione visiva vengono messe in relazione.
Una colonna non viene progettata esclusivamente attraverso altezza e diametro, ma mediante una successione controllata di variazioni dimensionali. Allo stesso modo, la posizione delle colonne, gli interassi e alcune linee apparentemente orizzontali dell’edificio possono essere sottoposti a piccoli aggiustamenti.

L’entasi rappresenta quindi un esempio particolarmente efficace della precisione geometrica dell’architettura classica: una modifica minima del profilo produce un effetto percepibile soprattutto nell’equilibrio complessivo della forma.

In sintesi

L’entasi è la lieve curvatura convessa del profilo del fusto di una colonna, ottenuta attraverso una variazione controllata del diametro lungo la sua altezza. Particolarmente associata alle colonne dell’ordine dorico greco, si combina con la rastrematura ma non coincide con essa: la rastrematura indica la riduzione complessiva del diametro verso l’alto, mentre l’entasi definisce l’andamento curvilineo di tale variazione. Tradizionalmente interpretata anche come correzione ottica, l’entasi costituisce soprattutto un importante strumento di controllo delle proporzioni e della percezione della colonna nell’architettura classica.


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Nell’immagine di copertina: Tempio di Atena nel Parco Archeologico di Paestum, Salerno, Campania, Italia.
Fotografia di Gianluca Amato su Depositphotos.com

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