Loggiati e porticati

Spazi di transizione tra interno ed esterno

Portico dei servi Bologna

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Categoria

Progettazione

Pubblicato il

03 Luglio 2026

Loggiati e porticati definiscono, nel progetto architettonico, spazi di mediazione capaci di dare profondità al rapporto tra interno ed esterno, trasformando la soglia in un luogo abitabile, climatico e percettivo.

Non sono elementi accessori della facciata, né semplici dispositivi ornamentali, ma strutture che regolano luce, ombra, percorrenze, affacci e modalità d’uso dello spazio.

Nella tradizione italiana ed europea hanno assunto configurazioni diverse: sequenze di arcate lungo i fronti urbani, logge civili aperte sulla piazza, gallerie coperte integrate in ville, abitazioni ed edifici collettivi.

Ma il vero valore di loggiati e porticati risiede nella loro condizione intermedia: proteggono senza chiudere, espongono senza rendere vulnerabili, prolungano l’edificio verso il contesto e introducono una pausa misurata prima dell’ingresso, della sosta o dell’affaccio, contribuendo alla continuità tra costruzione, città e paesaggio, oltre che alla leggibilità dei fronti architettonici.

Loggiati e porticati: affini ma non equivalenti

Nel linguaggio comune i termini vengono spesso accostati o anche confusi, ma dal punto di vista progettuale indicano configurazioni differenti.

Il porticato è generalmente un percorso coperto, sostenuto da colonne, pilastri o setti, che può segnare l’ingresso di un edificio oppure svilupparsi come camminamento continuo lungo una strada, una corte o una piazza. La sua natura è spesso pubblica o semi-pubblica: guida il movimento, offre riparo, costruisce un margine abitabile tra il fronte costruito e lo spazio urbano.

Il loggiato, invece, è più strettamente legato alla composizione dell’edificio. Può presentarsi come galleria coperta aperta su uno o più lati, come ambiente di affaccio, come filtro tra stanze interne e giardino, oppure come spazio sovrapposto su più livelli.

La loggia non è soltanto un passaggio: spesso ha una dimensione più statica, destinata alla sosta, alla contemplazione, alla relazione visiva con il paesaggio o con lo spazio collettivo.

La differenza principale non riguarda solo la forma, ma il ruolo spaziale. Il portico organizza una percorrenza e attribuisce continuità al fronte, mentre il loggiato approfondisce la facciata e crea una stanza aperta, una porzione d’edificio in cui interno ed esterno si compenetrano senza coincidere.

I portici di Bologna (Vedi la slide) costituiscono uno degli elementi più caratteristici dell’identità urbana della città. Nati nel Medioevo per ampliare gli spazi degli edifici senza ridurre la sede stradale, oggi si estendono per oltre 60 chilometri, creando un sistema continuo di percorsi coperti. Nel 2021 sono stati iscritti nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO come esempio significativo di sviluppo urbano e architettonico.


La soglia come progetto: profondità, ritmo, percezione

Loggiati e porticati introducono nello spessore dell’edificio una dimensione progettuale che supera la semplice distinzione tra interno ed esterno.

Se una facciata continua tende a separare in modo netto gli ambienti chiusi dallo spazio aperto, una facciata porticata o loggiata costruisce invece una sequenza articolata di piani, ombre, sostegni, aperture e visuali filtrate. Questo arretramento abitabile consente di graduare il passaggio dalla luce diretta alla penombra, dalla strada allo spazio privato, dal movimento urbano alla sosta protetta.

La qualità di questi dispositivi dipende da rapporti geometrici e percettivi precisi: altezza libera, profondità del vano, passo strutturale, proporzione delle aperture, equilibrio tra pieni e vuoti, continuità della copertura e relazione con gli ambienti retrostanti.

Una loggia poco profonda può ridursi a semplice incisione del prospetto, così come un porticato privo di respiro rischia di trasformarsi in un passaggio compresso e marginale.

Quando proporzioni, ritmo e materia sono coerenti, loggiati e porticati assumono invece una funzione ordinatrice. Colonne, pilastri, archi o setti scandiscono il cammino, definiscono pause visive e misurano il rapporto tra corpo, architettura e spazio urbano. Per questo sono strumenti compositivi complessi, prima ancora che soluzioni distributive.

Comfort ambientale e controllo climatico passivo

Loggiati e porticati possono svolgere un ruolo significativo nel controllo ambientale dell’edificio, perché agiscono come filtri climatici tra ambiente chiuso e ambiente aperto.

La copertura protegge le superfici e i percorsi dalla pioggia e dall’irraggiamento diretto, mentre l’apertura laterale favorisce ventilazione, continuità visiva e dispersione del calore accumulato.

Nei contesti temperati e caldi, uno spazio coperto ma permeabile può limitare il surriscaldamento delle superfici vetrate, attenuare l’abbagliamento e rendere fruibili aree esterne altrimenti esposte.

La loro efficacia dipende in particolare da orientamento, profondità e configurazione geometrica.
Le facciate soggette al sole radente richiedono maggiore attenzione nel rapporto tra aggetto, schermature laterali e ombreggiamento naturale. Quelle più favorevoli all’irraggiamento stagionale possono invece sfruttare logge e portici per modulare la luce senza compromettere la qualità luminosa degli ambienti interni.

Anche la scelta dei materiali incide sul comfort percepito: superfici riflettenti possono aumentare abbagliamento e calore, mentre materiali massivi, ombreggiati o a tessitura materica contribuiscono ad una percezione più equilibrata della temperatura.

Il comfort ambientale, insomma, nasce dall’integrazione tra forma, esposizione, materia e utilizzo.

Dalla città alla casa: funzioni pubbliche e domestiche

Nel tessuto urbano il porticato può assumere il ruolo di infrastruttura architettonica continua, capace di organizzare percorsi, proteggere il cammino e definire il margine tra spazio costruito e spazio pubblico.

La sua presenza non riguarda soltanto il riparo: contribuisce alla leggibilità della strada, alla continuità dei fronti edilizi e alla permanenza delle attività al piano terra, creando una soglia abitabile tra edificio e città. Nei centri storici, quando diventa sistema ricorrente, il portico partecipa alla costruzione dell’identità urbana e alla definizione della scala pedonale.

Negli edifici residenziali, loggiati e porticati assumono invece una funzione più domestica e spaziale. Possono proteggere l’ingresso, estendere gli ambienti giorno verso il giardino, mediare il rapporto tra camera e paesaggio oppure offrire uno spazio esterno coperto negli edifici pluripiano.

La loggia, rispetto al balcone aggettante, è spesso più integrata nel volume edilizio: arretra nella massa costruita, garantisce maggiore protezione e permette un controllo più calibrato di ombra, affaccio e privacy.

Negli ambienti collettivi, infine, questi spazi diventano veri e propri ambiti intermedi di relazione, capaci di migliorare distribuzione e qualità dell’abitare.

Progetto contemporaneo: loggiati e porticati ci sono ancora?

Anche nel progetto contemporaneo, loggiati e porticati sono ancora oggi dispositivi architettonici pienamente efficaci e utilizzati.

La loro attualità risiede nella capacità di rispondere ad esigenze diverse e integrate: controllo della luce, comfort climatico, profondità del fronte, relazione con il paesaggio, qualità dello spazio urbano e gradualità tra accesso, percorrenza e permanenza.

La progettazione richiede una lettura simultanea della forma architettonica e delle pratiche d’uso.
Non basta prevedere uno spazio coperto: occorre stabilire quale esperienza debba generare, quale grado di permanenza debba accogliere e in che modo debba orientare il movimento, lo sguardo e l’accesso.

La profondità, il passo strutturale, la continuità del pavimento e il rapporto con le aperture retrostanti determinano la reale efficacia dello spazio. Quando questi elementi sono coordinati, loggiati e porticati diventano parti attive del progetto, capaci di dare ordine, comfort e riconoscibilità all’intero edificio.

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